Thursday, 27 September 2007

CALCIO GAY A BUENOS AIRES


Musica da discoteca, le bandiere arcobaleno simbolo della comunità omosessuale e anche qualche travestito nei panni del capo-tifoso. Sbarcano a Buenos Aires i mondiali di calcio gay al debutto assoluto in una capitale latino-americana. Ventiquattro squadre per quattro continenti, più di quattrocento atleti decisi a portarsi a casa il trofeo che detengono gli Strongwell di Londra. Ci sono nazionali vere e proprie come il Cile, il Messico, l’Uruguay o club più eterogenei formati da simpatizzanti provenienti dalla stessa città. Qualcuno è arrivato solo e si è riuscito ad iscrivere in extremis occupando gli ultimi posti a disposizione. Nonostante l’iniziale clima festivo l’atmosfera è da torneo vero e proprio. La Seleccion gay argentina, stessa maglietta di Messi e compagni, è guidata da Walter Garcia, che ha giocato in passato tra le giovanili del Racing Club di Avellaneda. “Secondo dei sondaggi attendibili almeno il 10 per cento della popolazione argentina – afferma – ha delle tendenze omosessuali. Nel calcio ci sono dei gay ma restano nascosti perché è praticamente impossibile uscire allo scoperto senza dover poi subire conseguenze pesanti. La discriminazione esiste ma le cose stanno migliorando notevolmente”. Oltre ai sudamericani ci sono islandesi, olandesi, australiani, danesi, una decina di compagini statunitensi e persino una squadra mista europea. Pochissimi gli italiani, tra cui Carlo Togni, proprietario da 20 anni di un ristorante nelle zona gay di San Francisco e con una lunga esperienza in campionati e Gay Games, le olimpiadi omosessuali. “Per un ragazzo o adolescente gay - spiega - il calcio è spesso un luogo proibito. Se vuoi giocare devi fingere di essere eterosessuale e questo non è facile. Da adulto la cosa è più semplice, inizi a riunirti con altri omosessuali e provi a partecipare a tornei tradizionali. All’inizio ti prendono in giro, ti tirano cose dagli spalti, poi col tempo vieni accettato. La cosa migliore è essere competitivi, puntare a vincere per farti rispettare. Nel calcio il vero sovrano è il risultato finale”. Non è un caso che la frontiera latino-americana del calcio gay si sia schiusa proprio a Buenos Aires, scelta in una rosa che comprendeva anche Lima e Rio de Janeiro. Tre anni fa è stata approvata qui una legge per le unioni delle coppie di fatto pioniera in tutto il Sudamerica. Oggi, a causa del cambio favorevole, la capitale argentina è diventata una vera e propria mecca del turismo gay mondiale. “Si calcola – spiega Cesar Cigliutti, presidente della CHA, la comunità omosessuale argentina - che almeno il 10% dei turisti stranieri siano omosessuali. Qui si è sicuri e ci sono delle infrastrutture, locali, hotel, agenzie di viaggio, all’altezza della situazione. Il governo locale, poi, si è impegnato contro l’intolleranza e l’omofobia, emanando leggi ad hoc”. Panorama più negativo invece tra i cileni, arrivati al torneo grazie all’appoggio fondamentale del governo, che ha finanziato in parte la trasferta. “Il Cile - spiega il capitano Cristian Alvaro- è un paese ancora oggi conservatore, devi stare attento a quello che fai. La situazione è migliorata rispetto ai tempi della dittatura ma siamo ancora molto indietro e il calcio è un luogo molto spesso off-limit per noi. Per questo è strategico poter occuparlo in qualche modo con la nostra presenza”. La divisione Nord Sud si riflette con i due blocchi, gli scandinavi o anglosassoni, veterani della manifestazione e l’emergente avanzata latino-americana. Nell’avvio di torneo sono andati bene gli argentini e male i messicani del “Tri – Rosa”, strapazzati dal Philadelphia per cinque a uno. Le partite si giocano in un grande complesso sportivo all’aperto ma la gran finale sarà in un uno stadio tradizionale, quello dei Defensores di Belgrano, storico club della Serie B argentina non lontano dal Monumental del River Plate. attesi i vertici della Federcalcio locale e anche qualche giocatore di spicco del campionato.

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