Sunday, 25 May 2008

AY CRISTINA...



PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

Se non proprio divorzio c’è clima da separati in casa tra l’opinione pubblica argentina e la “presidenta” Cristina Kirchner. In appena sei mesi di mandato la popolarità della signora K, succeduta nel dicembre scorso al marito Nestor, è scesa notevolmente, erosa dal lungo conflitto ancora in corso con i produttori rurali e dai primi segnali in controtendenza rispetto alla ripresa economica degli ultimi anni. Tre diversi sondaggi pubblicati nell’ultima settimana dicono che solo un quarto degli argentini, quando a gennaio erano più della metà, giudica soddisfacente la sua gestione e più del 60% non approva la politica economica del governo. Saltato il tavolo di dialogo con l’esecutivo, gli agricoltori che protestano da due mesi contro l’aumento delle imposte sulle esportazioni di materie prime, terranno domani, giorno dell’anniversario dell’indipendenza, una grande manifestazione a Rosario assieme a dirigenti dell’opposizione. Quasi come fosse una partita a distanza fra le piazze, il governo celebrerà la ricorrenza nella città settentrionale di Salta. La linea dura della Kirchner, a tratti più accentuata di quella del marito Nestor, inizia a ripercuotersi negativamente, parallelamente alla polemica sull’inflazione galoppante. Una guerra non ideologica ma di numeri: secondo il governo l’indice non supera l’otto per cento annuo, per le società di ricerca private decolla invece oltre il 20-25% con impennate clamorose nei prezzi degli affitti e degli alimenti; agrumi, carne, verdure che raddoppiano nel giro di poche settimane. Stesso scenario sui dati relativi alla povertà, stimata intorno al 20% della popolazione dagli indici ufficiali, ben oltre il 30% secondo gli organismi indipendenti. Questa settimana è intervenuto anche il responsabile della Caritas Monsignor Casaretto, che coordina una rete di assistenza nelle “villas miserias”, le baraccopoli delle periferie urbani o rurali. “La nostra percezione – ha detto – è diversa da quella del governo. La povertà aumenta: la gente è tornata a far la coda nelle mense popolari, a chiedere cibo e coperte per l’inverno che si avvicina”. Per molti analisti il nodo centrale della crisi di consenso del “sistema K” è il braccio di ferro con le campagne, sfuggito decisamente di mano agli strateghi della casa Rosada. La Kirchner ha spiegato che l’aumento delle tasse sulle esportazioni agricole, che rappresentano il 20% delle entrate fiscali del governo, serve per equilibrare la ricchezza verso i settori più disagiati. Dopo l’ondata di blocchi stradali e manifestazioni che ha messo in ginocchio il paese, i dirigenti rurali hanno deciso una tregua di un mese per poter completare la raccolta della soia. Ora sono tornati. “L’opinione pubblica – spiega il sondaggista Alejandro Cattembergh – sente che il governo non riesce a risolvere i problemi reali del paese. L’intransigenza al dialogo viene percepita come un segnale di debolezza al punto che anche le città si solidarizzano con la protesta delle campagne. Dopo aver mostrato i denti, la presidente non riesce a sedurre con un’immagine più conciliante”. Altre fronte caldo è quello con la stampa. Insofferente verso alcuni editoriali particolarmente critici, il governo ha preso di mira il “Clarin”, maggior quotidiano nazionale, appoggiando di fatto una campagna a suon di manifesti per tutta Buenos Aires che accusavano il giornale di bugiardo. Le turbolenze politiche ripercuotono sul settore finanziario. Ad aprile le banche hanno aumentato del 5% i tassi di interesse su tutti i prestiti, le previsioni di crescita per il 2008 sono basse e si moltiplicano i rumori su una possibile fuga di capitali, scenario che rimanda al tracollo della fine del 2001. Panorama azzardato per il momento ma sul quale c’è sempre un certo timore referenziale. L’Argentina di oggi non gode certo del boom che registra il Brasile ma è sicuramente più stabile rispetto al passato, con 50 miliardi di dollari accumulati di riserve e una discreta collocazione di obbligazioni sui mercati internazionali, grazie soprattutto ai ripetuti acquisti del venezuelano Hugo Chavez, alleato di ferro dei Kirchner. L’ultima tranche, chiusa in gran segreto questa settimana per non incappare negli embarghi internazionali legati alla questione dei tango-bonds, è stata di un miliardo di dollari. Gli amici si vedono al momento del bisogno.

1 comment:

Alessandro said...

Complimenti per il blog, Emiliano. Io sono "un fresco" pubblicista freelance e mi interesso di America Latina. Seguo con piacere ciò che scrivi. Quando hai tempo leggi anche il mio di blog. http://alexgiaco.blogspot.com
Ti saluto, augurandoti buon lavoro. Alessandro.