Friday, 10 April 2009

La Salada, capitale del "Tarocco"



PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

Mariela Castillo non sapeva che il mega-mercato che è venuta a visitare facendosi dieci ore di viaggio è stato definito dall’Unione Europea come l’emblema mondiale del commercio falsificato. E’ arrivata a La Salada assieme ad un gruppo di amiche di Bahia Blanca, 750 chilometri da Buenos Aires, per rinnovare il guardaroba famigliare e comprare vestiti da rivendere alle vicine. “Ho tre figli di sei, otto e undici anni. Se dovessi comprare ad ognuno di loro un paio di scarpe di marca spenderei uno stipendio intero”. Dal tetto di uno dei tre capannoni principali la fiera fa impressione. Le bancarelle occupano un’aerea di venti ettari, l’equivalente di trenta campi da calcio, lungo il corso del Riachuelo, il fetido torrente che attraversa le bidonville più pericolose della capitale argentina. Si trova di tutto, contraffatto o no. Ventimila venditori negli spazi coperti, altri diecimila che stendono la mercanzia per strada, pagando un affitto agli abitanti della zona. Il mercato apre due volte alla settimana, il giovedì e la domenica. Di notte i camion scaricano la merce, all’alba arrivano gli autobus con l’esercito di clienti, negozianti o consumatori comuni. Vengono da tutta l’Argentina, cercano articoli d’imitazione ma anche stock di prodotti anonimi che rivenderanno, come minimo, al doppio. Una piccola rivoluzione che ha spezzato la tradizionale catena di distribuzione. Un jeans senza marca costa quindici pesos e si rivende a sessanta, un Levi’s d’imitazione, che nei centri commerciali non si paga meno di centocinquanta pesos, qui costa trenta pesos. Il fisco argentino ha mandato degli ispettori che sono stati presi a uova in faccia dagli ambulanti. Al Tribunale di Lomas de Zamora, competente per la zona, c’è una pila di denuncie sporte da associazioni di categoria ed imprese tessili. “Tutti sanno - spiegano all’Associazione argentina di lotta alla pirateria - che c’è merce illegale, le autorità giustificano la loro inazione con un problema di giurisdizione tra lo Stato e la Provincia di Buenos Aires ma intanto la fiera s’ingrandisce”. Secondo calcoli fatti dai propri venditori il giro d’affari è di tre milioni di pesos al giorno, seicentomila Euro, ottanta milioni di Euro il fatturato annuo.“Contro di noi – spiega a “La Stampa” Jorge Castillo, gestore del centro Punta Mogote, il più organizzato del complesso – c’è una grande ipocrisia. In Argentina le grandi firme confezionano i loro capi in laboratori clandestini, dove immigrati boliviani o peruviano lavorano 14 ore al giorno. Qui sono tutte imprese famigliari, gente onesta. Un operaio che guadagna 1500 pesos al mese, deve andare a rubare per comprarsi un paio di scarpe di marca che costano 400 pesos !”. Dopo la diffusione dello studio sulla pirateria della UE, la Salada ha trovato dei difensori illustri, come l’economista Alfonso Prat Gay, ex governatore della Banca Centrale, ora passato tra le file dell’opposizione al governo di Cristina Kirchner. “E’ ipocrita perseguire gli ambulanti quando non si fa nulla per creare degli impieghi genuini, o definire illegale la vulnerabilità di molti lavoratori esclusi dal sistema produttivo formale; non dimentichiamo che nel 2002, col paese in bancarotta, molti commercianti si salvarono proprio grazie alla Salada”. L’inflazione, al 20% all’anno secondo le stime indipendenti, fa crescere la clientela. “In tempo di crisi – ammette Castillo – noi festeggiamo. Oggi viene molta più gente di classe media o medio-alta che non riesce ad arrivare a fine mese”. E’ il caso di Jorge, 32 anni, impiegato contabile in una multinazionale. Ha comprato una Lacoste taroccata per meno di otto euro e dei pantaloncini da calcio del Boca Juniors. “Non mi vergogno - spiega - i veri ladri sono i negozianti che ti vendono questi prodotti più cari che a Miami o in Europa”. All’entrata di Punta Mogote c’è un negozio che vende scarpe da ginnastica originali. Sembra strano ma fa affari d’oro. “Chi vende il falso d’autore – mi spiega il commesso – guadagna bene. A fine giornata viene e si compra l’orginale !”.

1 comment:

Baltic Man said...

Un paramondo assurdo.