Monday, 16 November 2009

VIOLENZA CALCIO ARGENTINO, GOVERNO SCENDE A PATTI CON ULTRAS VIOLENTI

http://info.rsi.ch/it/home/networks/la1/telegiornale.html?po=da1b5fa7-e05f-4d23-8c22-f2a44e8c133f&pos=e65dd307-78b1-4da1-953f-d985e7a5c61d&date=&stream=low#tabEdition

Sunday, 25 October 2009

Sunday, 16 August 2009

Scivola, scivola vai via...



El viento sacude a las plantas fragiles y deja crecer la as que saben vivir. El viento te hace pensar y te eleva, si sabes pasar por arriba de los compromisos y correr mas rapido de las costumbres aceptadas. No quiere ser tactico, no quiere especular ni perderse en estrategias infinitas. Caminar, por una vez, en la senda de los deseos, hacerlo manifiestos y no temer al rechazo. Abrirse y cerrar la puerta a lo acomodado porque la vida, quando es vida, te deja sorpresas, buenas o malas, al final del dia. Quien te quiere, lo sabes. Y te deja crecer...

Thursday, 13 August 2009


O AMOR E' IMPORTANTE PORRA !

Saturday, 9 May 2009

QUE VIVA MEXICO !

Sabato e mi sveglio con un bellissimo sole sopra Città del Messico. Altro che Swine Flu, pronto a godermi un bellissimo sabato di primavera nel Distrito Federal !!!

Thursday, 23 April 2009

"Lugaucho"

Un poco de humor con ritmo di cumbia dal Paraguay sugli scandali del presidente ed ex vescovo Fernando Lugo.

Friday, 10 April 2009

La Salada, capitale del "Tarocco"



PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

Mariela Castillo non sapeva che il mega-mercato che è venuta a visitare facendosi dieci ore di viaggio è stato definito dall’Unione Europea come l’emblema mondiale del commercio falsificato. E’ arrivata a La Salada assieme ad un gruppo di amiche di Bahia Blanca, 750 chilometri da Buenos Aires, per rinnovare il guardaroba famigliare e comprare vestiti da rivendere alle vicine. “Ho tre figli di sei, otto e undici anni. Se dovessi comprare ad ognuno di loro un paio di scarpe di marca spenderei uno stipendio intero”. Dal tetto di uno dei tre capannoni principali la fiera fa impressione. Le bancarelle occupano un’aerea di venti ettari, l’equivalente di trenta campi da calcio, lungo il corso del Riachuelo, il fetido torrente che attraversa le bidonville più pericolose della capitale argentina. Si trova di tutto, contraffatto o no. Ventimila venditori negli spazi coperti, altri diecimila che stendono la mercanzia per strada, pagando un affitto agli abitanti della zona. Il mercato apre due volte alla settimana, il giovedì e la domenica. Di notte i camion scaricano la merce, all’alba arrivano gli autobus con l’esercito di clienti, negozianti o consumatori comuni. Vengono da tutta l’Argentina, cercano articoli d’imitazione ma anche stock di prodotti anonimi che rivenderanno, come minimo, al doppio. Una piccola rivoluzione che ha spezzato la tradizionale catena di distribuzione. Un jeans senza marca costa quindici pesos e si rivende a sessanta, un Levi’s d’imitazione, che nei centri commerciali non si paga meno di centocinquanta pesos, qui costa trenta pesos. Il fisco argentino ha mandato degli ispettori che sono stati presi a uova in faccia dagli ambulanti. Al Tribunale di Lomas de Zamora, competente per la zona, c’è una pila di denuncie sporte da associazioni di categoria ed imprese tessili. “Tutti sanno - spiegano all’Associazione argentina di lotta alla pirateria - che c’è merce illegale, le autorità giustificano la loro inazione con un problema di giurisdizione tra lo Stato e la Provincia di Buenos Aires ma intanto la fiera s’ingrandisce”. Secondo calcoli fatti dai propri venditori il giro d’affari è di tre milioni di pesos al giorno, seicentomila Euro, ottanta milioni di Euro il fatturato annuo.“Contro di noi – spiega a “La Stampa” Jorge Castillo, gestore del centro Punta Mogote, il più organizzato del complesso – c’è una grande ipocrisia. In Argentina le grandi firme confezionano i loro capi in laboratori clandestini, dove immigrati boliviani o peruviano lavorano 14 ore al giorno. Qui sono tutte imprese famigliari, gente onesta. Un operaio che guadagna 1500 pesos al mese, deve andare a rubare per comprarsi un paio di scarpe di marca che costano 400 pesos !”. Dopo la diffusione dello studio sulla pirateria della UE, la Salada ha trovato dei difensori illustri, come l’economista Alfonso Prat Gay, ex governatore della Banca Centrale, ora passato tra le file dell’opposizione al governo di Cristina Kirchner. “E’ ipocrita perseguire gli ambulanti quando non si fa nulla per creare degli impieghi genuini, o definire illegale la vulnerabilità di molti lavoratori esclusi dal sistema produttivo formale; non dimentichiamo che nel 2002, col paese in bancarotta, molti commercianti si salvarono proprio grazie alla Salada”. L’inflazione, al 20% all’anno secondo le stime indipendenti, fa crescere la clientela. “In tempo di crisi – ammette Castillo – noi festeggiamo. Oggi viene molta più gente di classe media o medio-alta che non riesce ad arrivare a fine mese”. E’ il caso di Jorge, 32 anni, impiegato contabile in una multinazionale. Ha comprato una Lacoste taroccata per meno di otto euro e dei pantaloncini da calcio del Boca Juniors. “Non mi vergogno - spiega - i veri ladri sono i negozianti che ti vendono questi prodotti più cari che a Miami o in Europa”. All’entrata di Punta Mogote c’è un negozio che vende scarpe da ginnastica originali. Sembra strano ma fa affari d’oro. “Chi vende il falso d’autore – mi spiega il commesso – guadagna bene. A fine giornata viene e si compra l’orginale !”.

Wednesday, 1 April 2009

Thursday, 19 March 2009

Contro Tutte le Mafie

E' uscito da pochi giorni in tutte le librerie "Lotta civile", un bel libro di interviste raccolte da Antonella Mascali a diverse familiari di vittime della mafia. Non è un libro "piagnone" ma una raccolta di testimonianze di uomini e donne che hanno deciso di trasformare l'enorme dolore in lotta e impegno contro tutte le mafie. Non sono scelte di coraggio ma di una lotta civile sana, robusta ed inequivocabile contro un fenomeno che è sociale e culturale ancor prima che giuridico - criminale. In un paese dove inquisiti e condannati siedono in Parlamento, dove i processi sono lenti o non si fanno, dove il pizzo soffoca l'economia e la vita di tutti i giorni la Mascali, nata a Catania, la città di Giuseppe Fava, cronista giudiziara a Radio Popolare di Milano, ci svela storie esemplari di un'Italia che non abbassa la guardia, che si indigna e che costruisce quella rete di resistenza e coscienza necessaria per non sprofondare nell'illegalità assoluta. "Se noi pensiamo che chi è stato ucciso è un eroe ci forniamo l'alibi per non fare niente" - sono le parole di Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco Chinnici ucciso a Palermo nel 1983.

Wednesday, 25 February 2009

Sunday, 22 February 2009

Franceschini Segretario del PD

E una canzone di Vasco, di almeno 20 anni. Veggente? ascoltiamola bene...

Saturday, 7 February 2009

Povera Patria

Le ronde, i medici delatori, le parole del Premier su Eluana, la Santa Romana Chiesa e le crociate in un paese che sprofonda inesorabilmente nel baratro. La televisione che se ne frega della realtà, la sinistra che non c'è più, da tempo ormai...Non cambierà, non cambierà mai se la gente non si incazza davvero. In piazza, in strada, in ufficio, Poteste pacifiche, una maglietta bianca, un corteo, una manifestazione, un concerto gratuito con tutti i fratelli emigranti, con tutti quelli che pensano che, forse, non tutto è perduto...Si può sperare?

Friday, 2 January 2009

50 anni sottotono



Un migliaio di persone, tutte con inviti, in una piazza chiusa al pubblico. La cerimonia per i 50 anni della rivoluzione organizzata a Santiago de Cuba è stata piccola piccola.Trasmessa in diretta su Telesur, l'hanno vista, credo, ben pochi aficionados in giro per l'America Latina. Una cosa fin troppo modesta, va bene che c'è crisi ma davvero non valeva la pena di spendere qualche soldo per mezzo secolo di potere? Dove sono finite le grandi mobilitazioni del passato, tutti sul malecon con bandierina e cori anti-gringos? Raul dice che la rivoluzione sta in perfetto forma e che verranno altri 50 anni di lotta, più dura e difficile. Ma chi gli crede ?

Tuesday, 30 December 2008

Seu Jorge, l'ultimo swing brasiliano.

I suoi capelli mi allucinano, la sua bocca mi divora, la sua voce mi illumina, il suo sguardo mi spaventa, mi perdo nel suo sorriso, non ho bisogno di ritrovarmi, non mi mostrare il paradiso che se ci vado non voglio più torna indietro...

Tuesday, 2 December 2008

Chavez, un nuovo referendum

Il giorno dopo le elezioni amministrative del 23 novembre Chavez ha giurato davanti alla stampa straniera a Caracas che non avrebbe fatto nulla per garantirsi la rielezione indefinita. Una settimana dopo, dimostrando ancora una volta grande coerenza politica, annuncia bellicoso che, al massimo in febbraio, si voterà per decidere la continuità del presidente....fino al 2019, 2021, fino all'eternità....senza parole..

Friday, 28 November 2008

Messico e nuvole

Va bene, va bene il Messico è la faccia allegra dell'America, però il video è esilarante!
grande Giuliano!

Thursday, 27 November 2008

Adoniran Barbosa

BELLISSIMO !!!!

solidao è a palavra que cubre tudo


Construye caminos largos en el medio de las montanias. Mira el cielo y sabe que no va a llover. Sale de casa con valija pesada para volver mas liviano y lleno. Escucha sonidos de otro tiempo, colores del futuro pasado, besos que escucha moverse atras del vidrio de las oficinas vacias. Siente que el calor lo llena y lo levanta, el frio lo despierta y el calor de nuevo lo invade. Invasion y construccion. Subir y de nuevo salir. Dia atras dia, se pregunta porque el parar esta lejos. Disfruta, pensando que este es el tiempo mejor para volar

Monday, 24 November 2008

Battuta d'arresto per Chavez



L'onda lunga del chavismo si ferma e quasi metà dei Venezuelani saranno governati, a livello locale, da dirigenti dell'opposizione. Alle elezioni regionali chiuse ieri qui a Caracas il Partito socialista del presidente si porta a casa 17 Stati su 24 ma il conteggio inganna perchè agli antichavisti vanno i collegi più importanti e popolosi del paese (nella foto, i vincitori). Lo Zulia, capoluogo Maracaibo, Miranda, Caracas, Carabobo. La capitale torna antichavista e questa è una grossa novità. Miranda, zona est benestante ma con tanti barrios che avevano fatto scivolare nel 2004 lo stato sotto l'orbita del governo, va a Enrique Capriles. Chavez, davanti agli osservatori internazionali ha riconosciuto la sconfitta negli stati chiave. Come l'anno scorso il presidente da mostra di aplomb e diplomazia quando davanti alla stampa straniera. Stiamo a vedere se da domani, quando non resterò più nessuno, non scatenerà la sue invettive contro gli "squallidi", dell'opposizione, come fece l'anno scorso quando perse il referendum costituzionale. Alcune cose da tenere in conto per i prossimi mesi.
1) Il prezzo del petrolio è crollato, da giugno del 2009 Chavez potrebbe avere problemi di cassa. Con i soldi del greggio il governo paga i piani sociali, essenziali per tenere compatta la base chaviste nelle zone popolari. Cosa succederà se il presidente sarà costretto a tagliare.
2) La crisi mondiale si abbatterà su un paese che ha già il record di inflazione e volatilità finanziaria. Una scelta obbligata sarebbe svalutare la moneta. Ma a quale prezzo?
3) Il rumor qui a Caracas è che Chavez abbia già pronta una nuova offensiva referendaria. Una consulta per chiedere ai venezuelani la possibilità di venir rieletto all'infinito. Visti i numeri di questa elezione, è una scommessa rischiosa. Se si fa, si deve farla prima che scoppi la crisi
4) infine, l'opposizione, Vince in nome dell'antichavismo, in alcune zone si è presentata divisa, manca ancora un leader e ci vorrà molto tempo per trovarlo, visto che di fronte si trovano il carisma ancora fortissimo del presidente. Governare realtà difficili come Caracas, delinquenza, rifiuti per strada, traffico impossibile. può essere una grande occasione ma anche un boomerang pesante. Stiamo a vedere

Infine. Il rojo rojito è molto meno rosso, ma gli antichavisti non devono cantare vittoria. Il comandante è ancora in piedi e nei momenti difficili, finora, ha saputo sempre ritrovare lo slancio per andare avanti. Nel frattempo questa settimana arrivano le navi russe assieme al presidente Medevedv. Così Huguito potrà distrasi un po'.

PS. Oggi, dopo una settimana di pioggia e nuvole, c'è un bellissimo sole a Caracas...

Wednesday, 12 November 2008

Primavera



La puerta roja esta pintada de otro color. El barco que pierde sus remos encuentra camino al andar. La ciudad grande se llena de almas que andan, corren, nunca paran. El calor ayuda a salir, la noche se arrima al despertar de los oidos. Miramos colores infinitos perderse en los vasos ajenos. atraversamos caminos grandes y tenemos pereza en subir de vuelta la calle de siempre. Cambiamos, volvemos, amamos porque asi, y solo asì, sentimos poder vivir. Los momentos lindos, eso pido, vayan bien guardados. Las risas y los abrazos, el fluido correr de las miradas y la sintonia cuando afuera nada importa. Esa osadia de pensar que todo se puede. Y el placer de sentirse contento en un solo circulo. La primavera, que todo lo puede, nos hara volar...

Grazie, Drexler



El velo semitransparente
del desasosiego
un día se vino a instalar
entre el mundo y mis ojos.
Yo estaba empeñado en no ver
lo que vi, pero a veces
la vida es más compleja
de lo que parece.

Wednesday, 29 October 2008

Maradooooo



Diego vuelve. Non solo, ritorna alla grande, conquistando la panchina più importante, quella delle seleccion. Discutibilissimo affidare una nazionale di calcio ad un campione che di esperienza come allenatore ne ha poca e fallimentare ( Mandiyu e Racing, 5 partite vinte su 24 ). E' una scommessa estrema, che il padre padrone e padrino delle federcalcio argentina Julio Grondona (nella foto con el diez) ha deciso di prendere. Mossa di marketing, decisione azzardata, strategia vincente per ridare voglia di giocar bene ai Messi, Tevez, Riquelme, deludenti assai con la celeste e bianca. Oggi, 30 ottobre, Diego compie 48 anni. Noi gli facciamo gli auguri, ma avvisiamo; non ci abitueremo mai a chiamarti mister !

Thursday, 16 October 2008

Il Cile fa storia !



Basta mettere insieme grandi campioni, farli allenare per 4 giorni ogni tre mesi per fare una squadra vincente ? La storia, oggi, dice di No. L'Argentina del Coco Basile, senza Tevez ma con Messi, Aguero, Milito, Zanetti, Mascherano e soci in campo ha perso uno a zero contro il Cile a Santiago. Non succedeva da 35 anni, dai tempi di Allende e del maledetto golpe di Pinochet, per intenderci. Ironia della sorte, sulla panchina della roja siede Marcelo Bielsa, el Loco, padre del disastroso mondiale in Corea e Giappone ma anche nella vittoria nelle Olimpiadi del 2004, subito dopo le quali se ne andò e nessuno sa ancora perché. Bielsa è un tipo strano, metodico, ossessivo, originale nei rapporti con la stampa ma molto amato dai suoi giocatori. Sul campo ha dimostrato di essere un signore, non ha festeggiato in pubblico la vittoria contro la sua ex squadra, è andato abbracciare i suoi piccoli eroi negli spogliatoi. Messi e compagnia, invece, sono corsi a docciarsi a testa bassa. Tornano a Buenos Aires da sconfitti, sconfitta meritatissima, ma già domani se ne andranno di nuovo in Europa, nei grandi club che spendono tanto per loro e a cui loro danno, spesso, anche parecchie soddisfazioni. Ma se va avanti così l'Argentina dovrò faticare non poco per qualificarsi ai Mondiali in Sudafrica. Tanti campioni, a volte, non fanno una squadra !

Monday, 6 October 2008

La morte a Tijuana, e nel resto del Messico



PUBBLICATO SU "LA STAMPA", 4 OTTOBRE

Sedici uomini morti, distesi a terra con la testa in giù, quasi tutti finiti con un colpo di pistola alla nuca, nei pressi di un supermercato alla periferia di Tijuana. Un messaggio in codice per la banda rivale per l'ultimo colpo dei killer assoldati dai narcotrafficanti in una delle capitali delle grande guerra della droga che sta travolgendo il Messico. Una guerra che ha fatto tremila morti nel 2007 ed altrettanti nei primi otto mesi di quest'anno. Una vittima ogni due ore per le lotte fra clan, le ritorsioni, gli scontri con le forze dell'ordine ma anche per gli attacchi indiscriminati a civili, come quello avvenuto a Michoacan lo scorso 15 settembre, giorno dell'anniversario dell'indipendenza: otto passanti uccisi e un centinaio di feriti per delle bombe lanciate sulla folla. La morte che entra nelle case ogni giorno semina il terrore non più solo nelle zone di frontiera con gli Stati Uniti, le più calde perché è da lì che passa la droga, ma in tutto il paese. I Narcos appaiono invincibili e sono capaci, come è successo questa settimana, di rubare perfino cinque piccoli velivoli dagli hangar dell'esercito. I cessa sono stati ritrovati ieri ma la sensazione di impotenza è forte. Il presidente conservatore Felipe Calderon ha presentato al Parlamento un piano che prevede nuovi interventi dei militari che si aggiungono ai 45.000 agenti già schierati in tutto il paese, nuove leggi per bloccare il riciclaggio di denaro e le transazioni finanziarie sospette, maggior collaborazione con l'estero. Il governo federale spende in questa guerra sei miliardi di dollari all'anno ma i risultati non arrivano. Eppure dei narcos si sa quasi tutto: il modus operandi, le gerarchie, le zone di influenza, le rotte usate per far arrivare la cocaina e l'eroina al grande mercato statunitense. Fino alla metà degli anni Novanta c'erano i colombiani, la coca arrivava dal cielo, in Messico restava quella per il consumo interno. Il “Piano Colombia” antidroga finanziato da Washington ha portato sulle montagne delle Ande e sui cieli del Pacifico nuovi radar ed elicotteri militari, rendendo più difficile il passaggio diretto. Il business non è morto, ancora oggi il novanta per cento della cocaina che si sniffa negli Stati Uniti è colombiana. La droga oggi arriva dal mare, le navi restano al largo, viene scaricata su piccole imbarcazioni che arrivano facilmente sulle coste messicane, vicino ai centri di villeggiatura famosi in tutto il mondo: Puerto Escondido, Acapulco, Manzanillo, Puerto Vallarta ad ovest, Cancun, Tulum, Veracruz nel mar dei Caraibi o nel golfo del Messico. Un business gigantesco, più di 14 miliardi di dollari all'anno, gestito essenzialmente da sette grandi cartelli. Il più grande è quello di Juarez, associato nelle “Federacion” assieme a Valencia e Sinaloa ed in lotta da tempo con Tijuana e Colima. Le zone di influenza cambiano rapidamente, gli sconfinamenti provocano battaglie che possono durare anche diversi giorni. A Tijuana, principale porta d'accesso agli USA dalla costa ovest, i morti ammazzati dall'inizio dell'anno sono più di trecento. Comanda la famiglia Arellano Felix, l'esercito ha mandato duemila soldati, gli scontri a fuoco sono all'ordine del giorno ma poco cambia. Negli ultimi anni è aumentato anzi lo spaccio sul territorio per il quale si usano ragazzini dai dodici anni in su, i cosiddetti “narconiños”; i più scaltri diventano soldati del Cartello, pochi si godranno la vecchiaia. La grande forza del “NarcoStato” è quella di reinventarsi tutto il tempo. Negli ultimi tempi i boss hanno investito molto sull'eroina, con un consistente aumento delle zone coltivate al punto che il Messico è diventato il sesto produttore mondiale, e hanno posto più attenzione al mercato europeo, grazie all'euro forte sul dollaro. Hanno anche alzato il livello di scontro le forze di polizie: quando la corruzione non basta arrivano i raid ai commissariati, le teste tagliate di agenti ed esposte in piazza, le bombe e i messaggi intimidatori che toccano anche i comandanti. II proventi vengono riciclati in patria o all'estero; grattacieli nel centro di Monterrey, hotel di lusso nella penisola della Yucatan, svariate attività nelle capitali sudamericane, proprio come facevano i boss colombiani vent'anni fa. Anche a Washington si sono resi conto, con un po' di ritardo, che il vento stava girando. Il congresso USA ha varato un piano da un miliardo e mezzo di dollari in tre anni che dovrebbe aiutare gli sforzi del presidente Calderon. Ma fino a quando la domanda e i valori di mercato, al di là della frontiera, continueranno a crescere la guerra della droga resterà drammaticamente conficcata nel cuore del Messico.

Saturday, 20 September 2008

Bel paese?



Torno in Italia, più o meno, una volta all'anno, per un mese e qualcosa di più. E poi torno di nuovo alla base. Cosa ho trovato questa volta ? Molte cose ma su tutto l'immagine generale di un paese che fa fatica, che a volte sgomita, che spesso si deprime e che ogni tanto si illumina. Spiace e vi assicuro che non ho voglia di fare "quello che sta fuori e critica". E allora meglio mandare delle foto mentali, immagini che mi hanno colpito, carrellata senza ordine e parte. I militari, pochi e sostanzialmente inutili, per strada a Milano. Milano che torna al lavoro sempre più incazzata. I treni che costano tanto, l'Alitalia in crisi, i liberi professionisti che liberi proprio non sono perché è difficile esserlo se non arrivi a fine mese. La riforma della scuola della Gelmini e Veltroni che guida la riscossa dell'opposizione dai caffè di New York. Le sprangate ad Abdoul, milanese ma troppo negro per farla franca. Un partito che non c'è più, altri che forse non ci saranno mai. Ma anche molto cinema. Impossibile, quando ti abitui a vederlo in lingua originale, sopportare il doppiaggio. E allora molta Italia. "Gomorra", bellissimo e senza fronzoli. "Un giorno perfetto", che forse si poteva anche saltare. "Il Divo", secondo me un vero capolavoro. "Il papà di Giovanna", pulito anche se non vola. "La terra degli uomini rossi", di Marco Bechis, bello anche se fa specie sentire gli indios guarani con accento romano. Ho visto torri grandi grandi, centri commerciali pieni pieni, nuovi Suv sfrecciare su strade piene di buche. Ma anche il favoloso mare della Sardegna, il suo entroterra e il suo cielo. La Bologna "organizzata" del kaiser Cofferati, con i bar del Praletto dove per ordinanza del sindaco non si può stare per strada dopo le dieci di sera (!). Ho aspettato, assieme a un ragazzo albanese e una peruviana, per un'ora un tram che non arriva, perché in Brianza se usi i mezzi sei uno sfigato. Ho faticato a trovare una biro nel centro di Milano, e guai a parlare di un internet point, e allora mi sono detto che Buenos Aires è molto più avanti. E poi gli amici di ieri, che lo sono ancora oggi. Ma anche molti che dal bel paese se ne vanno. A malincuore, ma se ne vanno. Perché con l'università non si vive, perché gli affitti son cari, perché il lavoro fisso è un miraggio. Ho mangiato, come sempre ho mangiato bene e questo varrebbe da solo il viaggio. Assieme alle montagne e a tante altre cose, perchè fa sempre piacere tornare. Mi sono accorto che sono riuscito a non parlare del presidente del consiglio. Meglio così, no ?

Monday, 11 August 2008

EVO confermato, la Bolivia resta divisa



Evo Morales confermato presidente della Bolivia ma anche i governatori delle province ribelli passano la prova del referendum revocatorio. Non è un pareggio, già che l'opposizione perde la guida della regione di La Paz e di Cochabamba, ma neanche una grande vittoria per l'indio presidente. Come Chavez nel 2004, passa l'esame a metà del mandato ma se vuole andare avanti non deve commettere l'errore del venezuelano, che ha voluto spingere l'acceleratore sulla via socialista e ha perso nel referendum per il cambio della Costituzione l'anno scorso. Evo deve aprire al dialogo, far vedere alla comunità internazionale che è pronto a governare per tutto il paese nonostante le spinte autonomiste di Santa Cruz e delle altre regioni orientali. Non basta l'appoggio degli alleati sudamericani e della maggioranza degli indios perché ad Est ci sono soldi e poteri economici forti senza i quali la Bolivia non decolla. Dialogare da vincitori è più facile, ma mettersi d'accordo senza mostrare cedimenti è compito difficile, da statista doc. Evo ce la può fare ma non è certo facile...

Thursday, 7 August 2008

Come l'Argentina ???




Se andiamo avanti così, tuona l'Umberto padano, finiremo come l'Argentina. Come l'Argentina, come l'Argentina !!!
Non è la prima volta che si paragona la situazione economica e sociale italiana con quella del paese sudamericano. Mi sento, visto che vivo a metà tra Argentina e Italia, di dire che non è uno scenario così sbagliato ma non tanto per un possibile crack finanziario (crollo della moneta, blocco depositi bancari, default sul debito estero furono gli ingredienti che fecero sprofondare Buenos Aires nel 2002) quanto piuttosto nella realtà di un paese, il nostro, dove la classe media, una volta importante e sicura di sé sta lentamente scomparendo. Dove i risparmi di una vita vengono polverizzati, dove i salari vengono mangiati dall'inflazione, dove i figli che studiano non hanno la certezza di un futuro professionale adeguato, dove la precarizzazione del lavoro è norma, dove con mille euro non si arriva a fine mese. L'Italia, come l'Argentina degli anni Sessanta, ha conosciuto periodi di benessere e di stabilità, di risparmio sicuro, di banche in grado di concedere mutui agevolati senza tassi variabili, di operai con il figlio dottore. L'Italia, come l'Argentina degli Novanta, ha creduto di essere arrivata ad un grado di prosperità tale da poter permettersi lussi difficili da sostenere, senza comprendere che i meccanismi della globalizzazione hanno reso il nostro paese poco competitivo, le nostre imprese lente e sussidiate incapaci di affrontare, se non chiedendo barriere protezionistiche difficili da giustificare col tempo, l'avanzata delle economie emergenti. Ma è in una cosa, a mio avviso, l'Italia si assomiglia fin troppo all'Argentina o viceversa: nell'incapacità di imparare dai propri errori, nel ripetere gli sbagli, nel credere, o illudersi di farlo, alle promesse elettorali per poi rendersi conto che si sta sempre peggio. Un bel paragone è la situazione delle rispettive compagnie di bandiere, Alitalia e Aerolineas Argentinas: un tempo orgoglio nazionale, oggi sull'orlo della bancarotta, con il governo pronto a intervenire ma senza un vero piano di rilancio capace di durare nel tempo. Silvio Berlusconi difende l'italianità della compagnia che i francesi avrebbero comprato. Cristina Kirchner ha appena ripreso per conto dello Stato argentino la compagnia che fu svenduta prima e saccheggiata poi dagli spagnoli. La patria è salva ma nessuno sa se arriveranno a fine anno, soffocate da debiti e stipendi da pagare. Per questo credo che Umberto Bossi si sbagli a dire che se andiamo avanti così finiremo come l'Argentina. Siamo oggi giorno già fin troppo simili all'Argentina e gli argentini sono fin troppo simili a noi, nel bene e nel male.

Thursday, 17 July 2008

Cristina perde, tradita dal suo vice !



Guardate bene questa faccia. Sofferta, in una posizione che non avrebbe mai pensato di dover sopportare, è il volto di Julio Cobos, vicepresidente argentino che questa notte, al termine di una maratonica sessione di 18 ore, ha definito con il suo voto la bocciatura dell'aumento delle tasse sulle esportazioni agricole, misura polemica che ha spaccato da 4 mesi il paesi, governo da una parte, campagne e buona parte dell'opinione pubblica dall'altra. Il gesto di Cobos è storico, è la prima volta che qualcuno dice di No alla Signora K. Martedì il marito di Cristina ed ex presidente Nestor Kirchner ha detto che era in gioco la democrazia, che l'aumento era legittimo e che il governo avrebbe accettato la decisione del Senato. Il punto è che su questa questione la Kirchner ha perso parecchi alleati, governatori e parlamentari eletti nelle zone rurali dove intorno alla soia si muovono centinaia di città. Potrebbe essere l'inizio della fine, la gente non perdona a Cristina l'arroganza. Mi ricorda la bocciatura al referendum costituzionale voluto da Chavez, con gli studenti a guidare l'opposizione. La decisione di Cobos è arrivata alle 4 e mezzo di notte, in diretta televisiva, con i sostenitori del governo in piazza protestando e i dirigenti degli agricoltori a festeggiare a 40 isolati di distanza.

Thursday, 3 July 2008

Libera !



Ingrid Libera, sta bene parla per 15 minuti all'aeroporto militare di Bogotà, racconta nei minimi dettagli l'operazione dell'esercito. Sono in partenza per la Colombia, gli interrogativi su quello che è successo sono tanti, molte le domande sul futuro della ex sequestrata più famosa al mondo, questa notte prevale la gioia di vederla, e con lei altri 14 persone, finalmente libera. Se tutto è andato come dice Bogotà sarebbe un colpo maestro di Uribe e dei suoi uomini. Roba che neanche il Mossad, ma dimostrazione che le Farc sono allo sbando, che si lasciano sfuggire sotto gli occhi l'ostaggio più pregiato. Ma potrebbe anche essere frutto di un accordo sottobanco, che regala la gloria al governo a cambio, forse, di una soluzione militare per una guerriglia destinata ad una sconfitta totale. Che farò Ingrid adesso? Molti la vedono come candidata forte alle prossime presidenziali, la sua figura si è alzata durante il sequestro ma non è una bestemmia dire che è molto più popolare fuori che dalla Colombia che in patria. Ma è un simbolo, il simbolo della volontà di un paese di farla finita con una guerra assurda, ingiusta, crudele. Uribe può aver trovato la migliore delle alleate, ma anche l'avversaria politica più dura. Per ora, però, c'è solo la gioia di 15 famiglie che si ritrovano e la speranza per altre centinaia che continuano a essere divise

Tuesday, 1 July 2008

Turista extra UE ? No grazie....

Per tornare sulla questione delle norme UE sull'immigrazione clandestina. Una piccola storia di un conoscente qui a Buenos Aires. Giornalista, trentenne, con un lavoro fisso e voglia di farsi un mese di vacanze in Europa, dove ha vissuto da giovane e ha diversi amici. Compra il biglietto e la compagnia aerea gli dice che per poter andare a fare il turista nel Vecchio Continente deve avere:

- biglietto di ritorno (e fin qui tutto bene)
- lettera di invito di amici o parenti, che sono disposti a farsi carico di lui se ci sono problemi
- indirizzo stabile dove risiederà (albergo, pensione, casa di amici)
- quantità di denaro sufficiente per il viaggio (la cifra varia, da 100 a 300 euro al giorno ! )
e, per chiudere in bellezza
- assicurazione sanitaria per viaggi con totale coperto di 30mila dollari, cioè 20mila euro.

Un'altra storia, che ho visto diverse volte sui telegiornali argentini. Giovane biologa, finisce l'università e i genitori le regalano un biglietto d'aero per visitare il Vecchio Continente. Da Madrid il classico tour de force fra Spagna, Francia, Londra, Italia. Un mese con lo zaino in spalla e biglietti low coast comprati con largo anticipo. Arrivata all'aeroporto di Barajas la Guardia Civil spagnola la blocca per chiderle dove si fermerà a Madrid. Lei non ha prenotato l'ostello, spiega, perché nella maggior parte degli ostelli non si prenota, si va e si prende posto. Gli arguti poliziotti non le credono. La sventurata rimane per 4 giorni 4 chiusa in una stanzetta con bagno dell'aeroporto, osservata a vista e senza passaporto, fino a quando si libera un posto nel volo di ritorno. Ha perso le vacanze, i soldi, e giura che in Europa non ci rimetterà più piede !

Mi chiedo: quanti italiani, francesi, spagnoli o tedeschi hanno tutti questi requisiti quando decidono si farsi un viaggio di piacere a Isla Margarita (Veneuzela), sulle spiagge del Nordest brasiliano o del Caribe messicano, a Rio de Janeiro, o a ballare tango a Buenos Aires ? Se, come ha minacciato Lula, l'America Latina applicasse la legge della reciprocità, (quello che fai a me io lo faccio a te), pochi europei sarebbero in grado di buttarsi in vacanze latino - americane. Quasi nessuno potrebbe venire a passare qualche mese, come moltissimi stanno facendo soprattutto a Buenos Aires, senza fissa dimora e approfittando del cambio favorevole. E poi, ribaltando la questione: non è che con queste nuove norme, che si aggiungono al costo della vita a prezzo euro, il flusso in Italia di turisti extra UE crollerà di botto ?

Saturday, 28 June 2008

GOVERNO ARGENTINO VS CAMPAGNE: REPORTAGE TELEVISIVO SKYTG24



SKY TG 24 SABATO 28 GIUGNO
ALLE 15.35 - 18.35 - 23.35 ( PROGRAMMA: JET LAG)
REPORTAGE DALL'ARGENTINA, I CENTO GIORNI DEL CONFLITTO FRA IL GOVERNO E LE CAMPAGNE

Friday, 27 June 2008

Colombia, crescono le piantagioni di coca



Pubblicata oggi la relazione annuale del programma delle Nazioni Unite sulle droghe, che mette alla luce un dato per certi aspetti inquietante. Nel 2007 in Colombia, principale produttore di coca al mondo, le coltivazioni di foglie di coca sono aumentate del 27%. Questo nonostante le grande risorse del PLAN COLOMBIA, la strategia antidroga coordinata e finanziata dagli USA, grazie alle quali le forze armate colombiane hanno fatto un salto di qualità nell'offensiva contro i gruppi guerriglieri. La relazione fa discutere, esponenti del governo colombiano criticano il dato e ricordano che la produzione, nello stesso anno, sarebbe diminuita del 2%. Per l'opposizione il dato sulle aree coltivate dimostra chiaramente che le risorse del Plan Colombia non servono, come dovrebbero, a sradicare le coltivazioni di coca ma a distruggere la guerriglia delle Farc, come effettivamente sta succedendo. La relazione è interessante, si può scaricarla dalla pagina della UNODC di Bogota ( http://www.unodc.org/colombia/es/index.html ) e rivela tra l'altro che sempre nel 2007 in Bolivia e Perù, gli altri due paesi produttori di coca, le coltivazioni sono aumentate solo del 5 % e del 4 %. Altro dato, su cui tutti concordano, è la crescita della domanda, aumentata soprattutto in Europa e la forza commerciale dei narcos messicani, i veri padroni della droga che si vende negli Stati Uniti.

Saturday, 21 June 2008

Argentina: cento giorni di sciopero agrario.



PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

La “Nueve de julio”, l’enorme avenida che spezza in due il centro di Buenos Aires, piena di autobus che portano alla piazza il popolo peronista in appoggio alla “presidenta” Cristina Kirchner. Lo stesso viale, un giorno e mezzo prima, con migliaia di persone che convergono da diversi punti della città per protestare contro il governo, con l’ormai tradizionale suono dei cacerolazos, pentole e coperchi che battono senza freno. Lontano, ma neanche troppo dalla capitale una cartina geografica perforata da più di trecento blocchi stradali che rendono praticamente impossibile il movimento di persone, merci, camion, autobus. Fotografie di un paese diviso, cento giorni di un conflitto che sta spezzando letteralmente in due l’Argentina e che sembra non riuscire a trovare una soluzione che soddisfi le parti in causa. La crisi del “campo”, come viene chiamata, è iniziata a marzo, con l’annuncio da parte del governo di un nuovo schema di trattenute fiscali sull’esportazione della soia, la vera ricchezza del paese delle pampas, le immense pianure fertili che producono alimenti che finiscono fino alla Cina. Con l’aumento, lo Stato incasserebbe da un terzo a quasi la metà dei profitti, i produttori insorgono. Quella che potrebbe essere una normale, anche se complicata, vertenza di categoria è diventata la questione nazionale per eccellenza. Da mesi non si parla di altro, impossibile l’equidistanza; o stai con Cristina, o con il “campo”. Dopo diversi tentativi andati male, il dialogo fra le parti si è interrotto, negli ultimi giorni la situazione precipita. Sabato scorso uno dei leader della protesta, Alfredo de Angeli, viene prelevato e portato via per un paio di ore dalla polizia, che ha dovuto poi liberarlo per evitare una vera e propria ribellione popolare. Lunedì sera migliaia di persone scendono in piazza a Buenos Aires e in molte altre città del paese con pentole e coperchi contro il governo. Cristina Kirchner appare in televisione a reti unificate annunciando che lascerà al Parlamento la decisione di approvare o no l’aumento. Il giorno dopo, ancora a reti unificate, presenzia una manifestazione nella piazza di maggio, organizzata dal partito peronista, guidato dal marito ed ex presidente Nestor. Davanti a lei le bandiere dei sindacati, gli stendardi dei popolosi e poveri municipi della periferia di Buenos Aires, qualche foto di Evita. Non sono i descamisados di cinquant’anni fa ma studenti, impiegati pubblici, disoccupati organizzati, fruitori degli assegni di assistenza sociale concessi dal governo, molti dipendenti comunali precettati in massa. Un ragazzo di 21 anni di Tucuman è morto accidentalmente quando gli è caduto in testa un lampione di ferro di dieci chili. La sua non era una scelta politica; si era fatto 15 ore di autobus a cambio di un compenso di cento pesos, poco meno di 20 euro. Dal palco allestito davanti alla Casa Rosada, la signora Kirchner carica ancora una volta contro i leader degli agricoltori. “Nessuno li ha votati, eppure si sentono in diritto di bloccare un paese, di decidere chi deve passare o no. Stanno danneggiando la nostra democrazia. Se volete davvero cambiare le cose organizzatevi e presentatevi alle prossime elezioni”. Cristina tiene duro ma in più di tre mesi di conflitto la sua immagine è caduta. La sua intransigenza non paga. “ Certe sue dichiarazioni piacciono – spiega l’analista Ricardo Rouvier – come quando ha spiegato che con i fondi sottratti agli agricoltori si costruiranno scuole e ospedali. Ma in generale possiamo dire che la gente si stia allontanando”. Per l’editorialista della “Nacion” Joaquin Morales Sola, da sempre critico rispetto ai Kirchner, il governo sta fomentando la divisione radicale della società. “Da tre mesi - scrive - spendono soldi pubblici per rispondere con manifestazioni organizzate alla protesta delle campagne e non si cercano soluzioni efficaci per risolvere il conflitto. Il matrimonio presidenziale è convinto che stanno cercando di destituirlo. Il concetto di democrazia come sistema di vita, con il dialogo, la ricerca del consenso più vasto possibile, è per loro un concetto astratto ed estraneo”. A fianco del governo ci sono le organizzazioni dei famigliari delle vittime della dittatura. In ogni suo discorso Cristina Kirchner fa riferimenti agli anni del regime e ha paragonato più volte gli agricoltori con i settori oligarchici che appoggiarono il golpe del 1976. “Siamo con lei – dice alla “Stampa” Mercedes Meroño, delle Madri di Piazza di Maggio – perché crediamo che sia giusto togliere ai settori più ricchi l’eccedente del loro profitto per ridistribuirlo al resto della società. In questi ultimi anni sono diminuiti i poveri e gli indigenti, mentre gli agricoltori hanno fatto fortuna con l’aumento dei prezzi internazionali delle materie prime. Ora devono fare la loro parte”. Il lungo sciopero delle campagne si sta facendo sentire nelle città. In molti supermercati alcuni prodotti come latte, farina, pollo, uova sono razionati, la carne inizia a scarseggiare, le stazioni di servizio chiudono un giorno o due alla settimana. In tre mesi sono stati buttati trenta milioni di litri di latte, trecento milioni di tonnellate di soia sono bloccate nei container, i camion sono bloccati in fila e le consegne non arrivano. Nello stallo, nessuno ci guadagna. Ora la parola passa al Parlamento. Sulla carta il governo dovrebbe farcela ma molti deputati eletti nelle zone rurali già iniziano a defilarsi. A sei anni dal tracollo del 2002, l’Argentina sbatte di nuovo la faccia col fantasma della crisi.

Tuesday, 17 June 2008

Cristina prende tempo



Cristina Kirchner tiene duro, prende tempo, fa un ghigno ma non molla. Il conflitto fra il governo argentino e i produttori rurali arriva questo giovedì al giorno numero 100. Centinaia di blocchi stradali, più di tre mesi di protesta in quasi tutte le province, qualche momento di tensione, pentole e coperchi di nuovo in piazza, i peronisti compatti ma neanche troppo dietro alla granitica signora Kappa. In messaggio a reti unificate CFK annuncia che invierà un progetto di legge al Parlamento sulla spinosa questione dell'aumento della pressione fiscale per gli esportatori di soia. Un braccio di ferro a tratti tedioso e che ha mostrato un paese spezzato in due con la popolarità della presidente in caduta libera e con l'ex marito Nestor disposto (l'ha fatto sabato) a scendere in piazza con campioni di kick boxing a fargli da bodyguard per difendere il governo della già di per sè combattiva consorte. Il braccio di ferro continua, anche perchè il parlamento è ad ampia maggioranza governativa. Cristina sarà capace di mediare, cederà o andrà avanti per la sua strada. Il "campo" accetterà la nuova legge ? Suoneranno ancora le pentole ? L'impressione, per chi come me viva da tempo a Buenos Aires è di transitare in un paese con tanto passato, presente burrascoso, poco futuro...

Saturday, 14 June 2008

La statua del Che



Quella che vedete sopra è la statua di Ernesto Che Guevara, quattro metri, fatta con tre tonnellate e mezzo di bronzo fuso da 13mila chiave donate da aficionados in tutto il mondo. L'idea è argentina, l'hanno portata in giro un pomeriggio per il centro di Buenos Aires, caricata su una nave che ha risalito il rio Paranà e l'hanno messa oggi in una piazza a lui intitolata a Rosario, dove nacque 80 anni fa, il 14 giugno del 1928. Anniversari, ricorrenze, onori postumi (specie in Argentina dove al Che per molti anni non se lo sono filato molto..) che forse a lui sarebbero andati un po' indigesti.
In questi giorni ho intervistato per uno speciale Skytg dei giovani universitari di Baires. Una ragazza candidamente mi ha detto. "Non so molto della sua vita, ma ho sempre pensato che era un tipo coerente. Mica come Fidel Castro che fa durare una rivoluzione 50 anni". Altri si lamentavano per il marketing del Che, profumi, magliette, dischi, film. Ernesto de La Serna Guevara Lynhc è una faccia che vende, specie nel ritratto di Korda. E come lui, romanticismi a parte, non ce ne sono molti altri in circolazione...

Monday, 9 June 2008

Evo Morales contro le norme anti-immigrati della UE



Evo Morales manda una lettera all'Unione Europea. Protesta contro la nuova direttiva sull'immigrazione clandestina, i 18 mesi di arresto, i provvedimenti d'espulsione. Invita i colleghi presidenti della CAN, la Comunità Andina, oltre a Bolivia ne fanno parte anche Perù, Colombia ed Ecuador a fare lo stesso. Sono centinaia di migliaia i sudamericani che si trovano attualmente in Europa senza permesso di soggiorno. A Madrid, Parigi, Roma, Barcellona, Milano, Bergamo, Berlino, lavorano, producono, si arrangiano come possono nella morsa sempre più rigida delle maglie migratorie della "nuova Europa". Sono i camerieri, le badanti, le collaboratrici domestiche, i giardinieri, i muratori, gli autisti. Mandano rimesse a casa, come fino a non tanti anni fa facevano i nostri nonni o bisnonni. Come fanno oggi ragazzi che dal Meridione vanno a lavorare in Brianza, nel varesotto, nel vicentino e così via. Morales piace tanto alla sinistra europea, sono proprio curioso di capire quale sarà la risposta, se ce ne sarà una, alla sua lettera piena di giusta indignazione.

Thursday, 5 June 2008

Ciao Boca...



Il Boca perde e lascia la Coppa Libertadores. Uno a tre nel Maracanà con il Fluminense, partita tesissima, non è bastato il genio di Riquelme (un po' sottotono) nè la promessa Palacio nè il fortunato e roccioso Palermo. Quelli del Flu, stadio pieno e un tifosissimo Chico Buarque in platea, non ci possono credere: era dal 1995 che il Boca non perdeva in Brasile. Qui a Baires ci si prepara per gli europei, i mondiali senza Argentina e Brasile, e anche quest'anno ci saranno spaghettate italiane, che due anni fa portarono molto bene...

Sunday, 25 May 2008

AY CRISTINA...



PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

Se non proprio divorzio c’è clima da separati in casa tra l’opinione pubblica argentina e la “presidenta” Cristina Kirchner. In appena sei mesi di mandato la popolarità della signora K, succeduta nel dicembre scorso al marito Nestor, è scesa notevolmente, erosa dal lungo conflitto ancora in corso con i produttori rurali e dai primi segnali in controtendenza rispetto alla ripresa economica degli ultimi anni. Tre diversi sondaggi pubblicati nell’ultima settimana dicono che solo un quarto degli argentini, quando a gennaio erano più della metà, giudica soddisfacente la sua gestione e più del 60% non approva la politica economica del governo. Saltato il tavolo di dialogo con l’esecutivo, gli agricoltori che protestano da due mesi contro l’aumento delle imposte sulle esportazioni di materie prime, terranno domani, giorno dell’anniversario dell’indipendenza, una grande manifestazione a Rosario assieme a dirigenti dell’opposizione. Quasi come fosse una partita a distanza fra le piazze, il governo celebrerà la ricorrenza nella città settentrionale di Salta. La linea dura della Kirchner, a tratti più accentuata di quella del marito Nestor, inizia a ripercuotersi negativamente, parallelamente alla polemica sull’inflazione galoppante. Una guerra non ideologica ma di numeri: secondo il governo l’indice non supera l’otto per cento annuo, per le società di ricerca private decolla invece oltre il 20-25% con impennate clamorose nei prezzi degli affitti e degli alimenti; agrumi, carne, verdure che raddoppiano nel giro di poche settimane. Stesso scenario sui dati relativi alla povertà, stimata intorno al 20% della popolazione dagli indici ufficiali, ben oltre il 30% secondo gli organismi indipendenti. Questa settimana è intervenuto anche il responsabile della Caritas Monsignor Casaretto, che coordina una rete di assistenza nelle “villas miserias”, le baraccopoli delle periferie urbani o rurali. “La nostra percezione – ha detto – è diversa da quella del governo. La povertà aumenta: la gente è tornata a far la coda nelle mense popolari, a chiedere cibo e coperte per l’inverno che si avvicina”. Per molti analisti il nodo centrale della crisi di consenso del “sistema K” è il braccio di ferro con le campagne, sfuggito decisamente di mano agli strateghi della casa Rosada. La Kirchner ha spiegato che l’aumento delle tasse sulle esportazioni agricole, che rappresentano il 20% delle entrate fiscali del governo, serve per equilibrare la ricchezza verso i settori più disagiati. Dopo l’ondata di blocchi stradali e manifestazioni che ha messo in ginocchio il paese, i dirigenti rurali hanno deciso una tregua di un mese per poter completare la raccolta della soia. Ora sono tornati. “L’opinione pubblica – spiega il sondaggista Alejandro Cattembergh – sente che il governo non riesce a risolvere i problemi reali del paese. L’intransigenza al dialogo viene percepita come un segnale di debolezza al punto che anche le città si solidarizzano con la protesta delle campagne. Dopo aver mostrato i denti, la presidente non riesce a sedurre con un’immagine più conciliante”. Altre fronte caldo è quello con la stampa. Insofferente verso alcuni editoriali particolarmente critici, il governo ha preso di mira il “Clarin”, maggior quotidiano nazionale, appoggiando di fatto una campagna a suon di manifesti per tutta Buenos Aires che accusavano il giornale di bugiardo. Le turbolenze politiche ripercuotono sul settore finanziario. Ad aprile le banche hanno aumentato del 5% i tassi di interesse su tutti i prestiti, le previsioni di crescita per il 2008 sono basse e si moltiplicano i rumori su una possibile fuga di capitali, scenario che rimanda al tracollo della fine del 2001. Panorama azzardato per il momento ma sul quale c’è sempre un certo timore referenziale. L’Argentina di oggi non gode certo del boom che registra il Brasile ma è sicuramente più stabile rispetto al passato, con 50 miliardi di dollari accumulati di riserve e una discreta collocazione di obbligazioni sui mercati internazionali, grazie soprattutto ai ripetuti acquisti del venezuelano Hugo Chavez, alleato di ferro dei Kirchner. L’ultima tranche, chiusa in gran segreto questa settimana per non incappare negli embarghi internazionali legati alla questione dei tango-bonds, è stata di un miliardo di dollari. Gli amici si vedono al momento del bisogno.

Friday, 23 May 2008

Disneylandia - Arnaldo Antunes / Jorge Drexler

Hijo de inmigrantes rusos casado en Argentina con una pintora judía, se casa por segunda vez con una princesa africana en Méjico.
Música hindú contrabandeada por gitanos polacos se vuelve un éxito en el interior de Bolivia.
Cebras africanas y canguros australianos en el zoológico de Londres.
Momias egipcias y artefactos incas en el Museo de Nueva York.
Linternas japonesas y chicles americanos en los bazares coreanos de San Pablo.
Imágenes de un volcán en Filipinas salen en la red de televisión de Mozambique.

Armenios naturalizados en Chile buscan a sus familiares en Etiopía.
Casas prefabricadas canadienses hechas con madera colombiana.
Multinacionales japonesas instalan empresas en Hong-Kong y producen con materia prima brasilera para competir en el mercado americano.
Literatura griega adaptada para niños chinos de la Comunidad Europea.
Relojes suizos falsificados en Paraguay vendidos por camellos en el barrio mejicano de Los Ángeles.
Turista francesa fotografiada semidesnuda con su novio árabe en el barrio de Chueca.

Pilas americanas alimentan electrodomésticos ingleses en Nueva Guinea.
Gasolina árabe alimenta automóviles americanos en África del Sur.
Pizza italiana alimenta italianos en Italia.
Niños iraquíes huídos de la guerra no obtienen visa en el consulado americano de Egipto para entrar en Disneylandia.


Child of Russian immigrants who got married in Argentina to a Jewish painter, married for the second timeTo an African princess in Mexico.
Hindu music contrabanded by Polish gypsies is a hit in the interior of Bolivia.African zebras and Australian kangaroos in the London Zoo.
Egyptian mummies and Incan artifacts in a New York museum.
Japanese lanterns and American chewing gum in the Korean bazaars of São Paulo.
Images of a volcano in the Philippines are shown on a television network in Mozambique.

Naturalized Armenians in Chile look for relatives in Ethiopia.
Canadian pre-fabricated houses made with Colombian wood.
Japanese multinationals establish businesses in Hong Kong and manufacture with raw materials from Brazil to compete in the American market.
Greek literature adapted for Chinese children in the European community.
Swiss watches counterfeited in Paraguay sold by peddlers in a Mexican neighborhood of Los Angeles.
A French tourist photographed semi-nude with an Arab boyfriend in the Baixada Fluminese.
Italian films dubbed in English with Spanish subtitles in Turkish movie theatres.

American batteries feed English household appliances in New Guinea.
Arab gasoline feeds American cars in South Africa.
Italian pizza feeds Italians in Italy.
Iraqi children fleeing the war can’t get a visa at the American consulate in Egypt to get into Disneyland.

Clandestini ????????




Figlio di immigrati russi, sposato in Argentina con una pittrice ebrea
si sposa in seconde nozze con principessa africana in Messico.
Musica indù, passata di contrabbando da gitani polacchi
diventa un hit di successo nelle campagne boliviane.
Zebre africane e canguri australiani nello zoo di Londra.
Mummie egiziane e oggetti Inca nel Museo di New York.
Lanterne giapponesi e cicche americane nei bazar coreani di San Paolo.
Immagini del vulcano delle Filippine passano sugli schermi della televisione del Mozambico.
Armeni naturalizzati in Cile cercano famiglia in Etiopia.
Case prefabbricate canadesi fatte con legno colombiano.
Multinazionali giapponesi si installano in Hong Kong per produrre con materie
prime brasiliane e vogliono competere nel mercato americano.
Letteratura greca adattata per bambini cinesi che vivono nell'Unione Europea.
Orologi svizzeri falsificati in Paraguay, venduti da cammelli
nel quartiere messicano di Los Angeles.
Turista francese fotografata seminuda con il suo ragazzo arabo a Madrid.
Pile americane in elettrodomestici inglesi nella Nuova Guinea.
Benzina araba nelle auto americane in Sudafrica.
Pizza italiana che nutre italiani in Italia.
Bambini iracheni che scappano dalla guerra ma non ricevono il visto nel consolato americano
in Egitto per poter entrare a Disney World.

Arnaldo Antunes - Jorge Drexler.

Tuesday, 20 May 2008

Piove piove, sul nostro amore...



"Non piove". Ni una gota, nada, dia tras dia, levanta la persiana y se cruza con el mismo escenario. Sol, un sol alto, fuerte y fuera de temporada. La luz calida y impertinente, que se queda demasiado tiempo haciendo la felicidad de "grandi e piccini". Haria, si pudiese, una danza de la lluvia. O de la nieve, o de los rayos, ayy los rayos, como noche de verano al faro. Quiere que venga el frio para estar acovachado, para salir solo para el necesario ocio, para saborear la felicidad en una caja china. Si sigue asi - piensa con cara seria y ojos de nene enojado - preparo las maletas para el finis terrae. Tropicalismo, adieu !

Sunday, 18 May 2008

CAMPIONI !!!



Scudetto meritatissimo, il terzo consecutivo ma sicuramente il migliore. La squadra più sudamericana, più argentina, la mia squadra da sempre. Poi con il Milan fuori dalla Champions, c'è ancora più soddisfazione...

Monday, 12 May 2008

Scommesse forti




Nello stesso giorno Evo Morales e Hugo Chavez annunciano due decisioni forti. Il primo fissa la data del prossimo referendum revocatorio sul suo mandato e quello dei nove governatori boliviani, compresi quelli della parte orientale che vogliono autonomia in rotta con La Paz. Chavez, invece, annuncia tutto orgoglioso la nazionalizzazione di Sidor, impresa del gruppo italo-argentino Techint, che passo allo Stato socialista senza che sia stato trovato ancora un accordo sul compenso -indennizzo da pagare ai proprietari. I due presidenti scommettono forte, Venezuela e Bolivia, che pure sono paesi con storia e tradizioni distinte fra loro, hanno in comune una cosa; la spaccatura radicale fra chi sta con il governo e chi con l'opposizione. Non c'è dialogo, non c'è via di mezzo e la situazione sociale ed economica non va certo a gonfie vele. Qualcosa di simile sta accadendo in Argentina, dove i produttori rurali sono pronti ad una nuova offensiva contro la presidente Cristina Kirchner. Qualcosa di simile in Cile, con la destra pronta a far ogni possibile sgambetto a Michelle Bachelet. L'America Latina non è in subbuglio, ma segnali di forti crisi a venire non mancano. E l'economia, con la crisi per l'aumento anche qui dei prezzi delle materie prime, non promette nulla di buono...

Monday, 21 April 2008

O GANA PARAGUAY - Vince Fernando Lugo



Fernando Lugo ha vinto. Dieci punti di differenza sul Partido Colorado, che lascia il potere dopo 61 anni, 35 dei quali appoggiando e legittimando una sanguinaria dittatura. L'ex vescovo di San Pedro sorride, vince, promette una nuova epoca per un paese piccolo, famoso per la povertà strutturale e la corruzione dilagante. L'ho incontrato dieci giorni fa ad Asuncion, nel rush finale della campagna. Sandali da francescano, modi gentili, deciso ma pacifico, discorso sul palco duro ma con il tono rilassato e convincente di un sermone. Cocindenze: l'ex prelato, sospeso dal Vaticano vince mentre Papa Benedetto XVII abbozza un mea culpa negli Stati Uniti. La sua vittoria fa cadere il penultimo governo di centordestra del Sudamerica. Rimane il colombiano Uribe, fermo al comando.
Suerte al Paraguay !

Saturday, 19 April 2008

LE NUOVE SCHIAVE DEL PARAGUAY



Pubblicato su LA STAMPA

ASUNCION DEL PARAGUAY– Sabrina T. ha 24 anni, pochi soldi in tasca e due figli da mantenere quando una cugina di Asuncion le racconta coma fare per svoltare vita: un lavoro sicuro in Spagna come impiegata domestica, settecento euro più vitto e alloggio, quanto basta per mettere insieme, nel giro di un anno, il denaro sufficiente per tornare in Paraguay e iniziare un’attività in proprio. Spuntano due persone che hanno già pronto per lei il biglietto aereo per Madrid, una borsa con 500 euro per passare la dogana e il passaporto con il visto. A destinazione viene caricata su un auto e portata in un night club di bassa lega dove le spiegano che dovrà lavorare fino a cancellare il debito di tremila euro contratto per lei dai suoi “datori di lavoro”. Florencia L. ha appena 17 anni quando le viene presentato un’agenzia di lavoro interinale per un posto da cameriera in Argentina: caricata su un camion assieme ad altre sei ragazze, viene violentate lungo il cammino e “affittata“ in una mezza dozzina di locali notturni. “Mi sono sentita una stupida – confessa oggi – ancora adesso non riesco a capire come ci sono potuta cascare”. La tratta delle bianche è un fenomeno in forte crescita in Sudamerica, con epicentro nella zona della triplice frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay. Zona di confine tra la legge e il crimine, dove passano tra le sei e le diecimila donne all’anno. Una rete fatta da reclutatori, trasportatori, compratori e venditori, che ha spesso come destinazione finale l’Europa, Spagna, Italia Settentrionale, Svizzera, Grecia. “La cosa più sconvolgente - spiega Cynthia Bendlin, responsabile di un programma di prevenzione premiato l’anno scorso dal Dipartimento di Stato americano – è che la catena inizia spesso con un famigliare o una persona molto vicina alla vittima. Un cugino, uno zio, un fidanzato che si presenta con un volantino con l’annuncio un’offerta di lavoro ben retriuita all’estero”. La rotta tradizionale passa attraverso le province argentine di Missiones e Corrientes fino alla periferia di Buenos Aires dove avviene una seconda selezione; le ragazze dalla migliore presenza vengono mandate in Europa, le altre si smistano nella zona. Il Paraguay è il serbatoio maggiore. A volte i trafficanti organizzano delle messe in scena, finti concorsi di bellezza in hotel di lusso, casting per campagne pubblicitarie. Qualche anno fa la stampa locale ha smascherato un traffico di detenute del carcere femminile di Asuncion, vendute direttamente dal direttore del penitenziario. Nelle scuole vengono distribuiti depliant in stile fotoromanzo, la polizia ogni tanto organizza retate ma sembra impossibile controllare la tratta, specie nella zona di Ciudad del Este, capitale sudamericana del contrabbando, crocevia di traffici di ogni tipo.
L’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) cerca di sensibilizzare governi nazionali e locali . “Il Brasile – spiega Eugenio Ambrosi, direttore italiano della sede regionale – è l’unico paese della regione con una politica chiara e una legislazione adeguata. In Argentina è appena stata promulgata una legge sulla Tratta, in Uruguay, Paraguay e Cile mancano gli strumenti giuridici adeguati”. Polizia e inquirenti fanno distinzioni tra la vittima minorenne e quella maggiorenne: sono solleciti nel primo caso, pochissimo nel secondo, prendendo come pretesto che la donna potrebbe essere consenziente. Ma i fattori chiave sono la paura e la vergogna. “Le ragazze – spiega la Bendlin - vengono violentate e malmenate non appena rapite. Solo dopo subentra la tortura psicologica. I sequestratori le ricordano che sanno dove abitavano, le ripetono i nomi dei loro figli, le convincono che nessuno a casa crederà alla loro versione. Quando la polizia le libera poche prestano denuncia, le inchieste si arenano”. Nelle stanze del centro di recupero “Luna Nueva” una ventina di ex ragazze di strada imparano a cucire, ad usare il computer, a leggere e scrivere in spagnolo oltre al guaranì, la lingua indigena che si parla in tutto il Paraguay. Tutte minorenni, quasi tutte giovani madri. “Facciamo del nostro meglio - spiega la direttrice Raquel Bermudes- ma quando escono si trovano di nuovo con la mancanza cronica di lavoro, il rischio che finiscano di nuovo in strada o sequestrate all’estero è altissimo”. La “vita utile” di una ragazza finita nella tratta difficilmente supera i 30-35 anni. Alcune di loro continuano a lavorare per conto loro, altre vengono obbligate a fare da ”mule” portando droga in Europa. Ma ci sono casi di ragazze che vengono assoldate e tornano in Paraguay come reclutatici. Vittime che diventano complici in un circolo che non si spezza mai.

Sunday, 13 April 2008

Como no hay otro igual



Esta cerrado. No se mueve, no avanza no va atras. Es pura piedra para pensar. Camina sin mapa, busca direcciones pero el olvido es mas fuerte. Lo mas dificil es encontrarse, saber lo que da o lo que no, ser feliz no es cosa simple, pero complicado nada sera. El monte es un desafio, y lo es la calle, la plaza, las noches pasadas y las que vendra. Dificil entender y entenderse y asi, de pronto, mezcla los idiomas al azar, todo en uno, nadie en nada. La musica, el bar lleno, la gente que rie y la que no. Guitarra, bandoneon, mandolin, sonrisas, sonrisas y besos largos, abrazos y otra veces besos, con bolero, con flores, con condenas. "Siempre fuiste la razon....." canta ella. Noche tan obscura, ya no estas a mi lado - le dice. Y toma unas letras que pesan, palabras que quedan. Nostalgica ciudad, te has metido y no puedes salir, te vas y te cuesta volver...

Friday, 11 April 2008

Fernando Lugo, la speranza del Paraguay




PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

Non ama alzare la voce Fernando Lugo: nemmeno nel piú infuocato dei comizi il “vecovo rosso”, definizione che non gli piace affatto, perde il tono deciso ma pausato acquisito nelle tante omelie di trent’anni di sacerdozio. Il monsignore che ha lasciato le vesti per gettarsi in un lunghissimo anno e mezzo di campagna sa di potercela fare; i sondaggi lo danno vicino alla presidenza del Paraguay, mettendo cosí fine all’egemonia di un partito-Stato che lo ha governato da 60 anni, con 35 anni di dittatura militare compresi. Dopo un anno a mezzo da laico, sandali da francescano e fresche camicie bianche di lino, ha preparato un nuovo pacchetto di slogan di campagna,“la Fede nel cambiamento”, “la voce del popolo è la voce di Dio”, che rimandano alla usa “altra” vita.
“Secondo la teologia cattolica uno resta sempre uomo di Chiesa. La politica in Paraguay ha perso da tempo i valori fondamentali, soffocata da una guerra sporca senza esclusioni di colpi. Ma la politica, in sè, è buona, Pio XII diceva che è l’espressione piú pura e sublime del servizio, dell’impegno, dell’amore. Vogliamo rivendicare questo, la ricerca del bene comune, un mezzo per restituire la dignitá al cittadino, cambiare questo paese che ha sofferto tanto”.
Era dai tempi della Teologia della Liberazione che non si vedevano sacerdoti impegnati attivamente in politica. C’è ancora spazio per le due cose ?
“Quando ho abbandonato le vesti ho ricevuto da Roma una sanzione canonica di sospensione del ministerio per potermi dedicare a pieno alla politica. Perfetto. Ho buone relazioni con la chiesa continentale, partecipo agli incontri che si fanno qui, amo questa Chiesa a cui ho dedicato 30 anni della mia vita e credo che la presenza di molti sacerdoti in zone difficili sia non solo utile ma a volte anche necessario”.
E’ un aiuto o uno svantaggio, per la sua carriera politica, l’essere stato vescovo e che tipo di reazione ha avuto dal Vaticano quando ha comunicato la sua decisione di lanciarsi per la presidenza ?
“La Chiesa è una delle poche istituzioni ancora credibili in questo paese. Io mi considero un uomo aperto a tutti i credi e movimenti sempre che si possa lavorare per migliorare la società. Benedetto XVII è un uomo fedele ai suoi principi, alle sue idee. È un pontificato diverso da Giovanni Paolo II, che punta molto sul rafforzamento della presenza della Chiesa, con una nuova evanglizzazione. Sono messaggi forti, che vanno rispettati”.
Lei parla di uno Stato mafioso, ci sono sospetti di brogli. Ha paura di non farcela, di arrivare ad un passo dalla vittoria ?
“La mafia non ha un volto visibile ma si vedono le copnseguenza dei suoi gesti, questo è un paese molto corrotto che è famoso ingiustamente nel mondo per la criminalitá, il record di corruzione, il contrabbando. La maggioparte della popolazione è brava gente, onesta ed eroica, che lavora e che sogna un’avvenire migliore. C’è un gruppo ristretto di individui che governa da sempre e che è il responsabile della situazione in cui siamo. Il problema non è il Partito Colorado in sé ma la struttura che lo controlla, i soggetti che l’hanno usurpato. Storicamente sono esistiti i brogli ma adesso la vedo difficile. Molta gente, anche dal partito Colorado, sta capendo che l’unica opzione possibile per cambiare il Paraguay è quella di votare contro questa la mafiosa e si unisce a noi”
Per certe sue posizioni è stato paragonato ad Hugo Chavez e ad Evo Morales, alla sinistra piú radicale del continente. Si sente un “vescovo rosso “?
“L’America Latina deve recuperare la parte piú pregiata della sua storia. I nostri grandi eroi dell’indipendenza sognavano con una continente integrato, giusto, libertario. Oggi, a duecento anni di distanza, ci sono nuovi stimoli per cercare questa integrazione in molti apsetti che sono essenziali per il futuro dei nostri paesi e che vanno al di lá delle questioni ideologiche: la lotta contro la povertá, l’alimentazione, la rete energetica”.
In campagna elettorale ha detto che se sarà presidente spingerà per rivedere l’accordo di sfruttamento della centrale energetica di Itaipú, per chiedere al Brasile una maggiore retribuzione a cambio dell’energia idrolettrica che usa per alimentare le regioni meridionali. Sarà un terreno di scontro con il vostro vicino piú importante ?
“Ho visto Lula ad inizio del mese. Gli ho spiegato che nel Mercosud esistono delle assimetrie molto forti e che per creare il miglior clima bisogna sapere eliminarle creare rapporti di forza piú giusti. Questa è una delle nostre bandiere di campagna. Non cerchiamo la rottura ma che ci venga riconosciuto in termini equitativi quello che diamo”
Nei suoi comizi si presenta spesso con dei bambini. Promette loro di lavorare affinché non siano costretti ad emigrare, come hanno fatto milioni di paraguaiani, alla ricerca di lavoro. Cosa le chiede la gente ?
“Non mentire, rispettare gli impegni presi, lavorare per il cambiamento reale del paese, formare un governo nuovo che rispecchi la pluralità della coalizione che abbiamo formato, che è formata da nove partiti e venti associazioni civili. Mi chiedono di andare avanti, che questa è davvero la volta buona”.

Sunday, 6 April 2008

MarIa Eugenia, giustizia a metà



PUBBLICATO SU "LA STAMPA"

Lo sguardo fisso in aula, dietro agli occhiali dalla montatura nera, l’abbraccio e il lungo applauso di una decina di compagni e delle nonne di Piazza di Maggio, la camminata a testa bassa fino al taxi, per scivolare via dall’assedio della stampa. Non commenta la sentenza ma è delusa Maria Eugenia Sampallo Barragan, prima figlia di desaparecidos a denunciare la coppia che per 25 anni ha fatto finta di essere sua madre e suo padre. Il Tribunale ha condannato Maria Gomez Pinto e Osvaldo Rivas rispettivamente a sette e otto anni di prigione, dieci anni per il capitano dell’esercito Enrique Berthier, che portò via la neonata dal campo di sterminio dove poche ore dopo i militari avrebbero ucciso la madre. Pene inferiori rispetto ai 25 anni che chiedeva non solo l’accusa ma anche il Pubblico Ministero durante un processo che ha commosso tutta l’Argentina. Maria Eugenia se ne va assieme agli altri “nietos”, i nipoti che come lei hanno scoperto negli ultimi anni la loro vera identità. “Non ci muove – aveva detto ad inizio della settimana in un incontro con la stampa– la sete di vendetta ma la fiducia nel concetto di giustizia, una giustizia che sappia fare il suo lavoro e per la quale abbiamo aspettato più di trent’anni”. Ha parlato poco ma i dettagli che ha raccontato in aula raccontano di un’infanzia e un’adolescenza fatta non solo di bugie ma anche di maltrattamenti, accuse, della sensazione di essere un’altra, di non appartenere ad un mondo in cui non si riconosceva e che, in fondo, non l’accettava. La svolta cinque anni fa, quando scopre con il test del Dna di essere figlia di Mirtha Barragan e Leonardo Ruben Sampallo, militanti comunisti, catturati nel 1978 e portati al Club Atletico, uno dei lager dell’esercito. Scopre di essere nata nell’ospedale militare, di esser stata data, forse a cambio di denaro, ai Rivas. “Non chiamateli mai – ha chiesto ai giornalisti – genitori adottivi. Una persona che ha rubato un bambino, che gli ha nascosto la sua vera identità, che lo ha maltrattato e umiliato più di quanto si possa pensare non può conoscere che cos’è l’amore di un padre o di una madre”. La sentenza è stata accolta con grande delusione dalle associazioni dei famigliari delle vittime. “A volte – ha confessato una delle Nonne – abbiamo la sensazione che non avanziamo. Hanno ricevuto la stessa condanna che riceve un ragazzino che ruba in un negozio con una pistola giocattolo in mano e fra poco tempo cammineranno di nuovo in mezzo a noi”. In aula c’è anche Victoria Donda, un'altra figlia di desaparecidos recuperata, che è stata recentemente eletta in Parlamento, dove ha presentato un pacchetto di disegni di legge per facilitare la ricerca degli altri 400 ragazzi che ancora oggi si pensa siano all’oscuro della loro vera identità. “Negli ultimi anni – spiega alla Stampa – le cose sono migliorate, sono caduti falsi miti come la tesi nazista di chi sosteneva che ci avevano sottratto alle nostre famiglie per poterci dare un’educazione migliore, ma c’è ancora molto da fare e questa sentenza ce lo dimostra chiaramente”. Maria Eugenia deciderà nei prossimi giorni se ricorrere in appello, chiedendo che il delitto di appropriazione di minori venga considerato come di lesa umanità. I suoi legali esigono che il capitano Rivas sia trasferito in un carcere comune e non nelle fin troppo accoglienti dipendenze militari. E’ pronta anche a collaborare alla campagna di sensibilizzazione guidata dalle “Abuelas” assieme al governo argentino. “Il clima non è facile” ammette la presidentessa dell’associazione Estela Carlotto, ricordando la sparizione un anno fa di un testimone importante in un processo contro militari e l’uccisione in carcere di un tenente della prefettura che avrebbe potuto fornire nomi e dati utili alle ricerche di nuovi casi. Eugenia, impegnata a costruire la sua nuova vita, sa che può diventare un esempio da seguire e non si tira certo indietro. “Non è il tempo delle lacrime – spiega – le nostre strade sono piene di lacrime, ma nemmeno della paura: chi sa qualcosa deve presentarsi a dichiarare, chi ha dei dubbi deve avvicinarsi ai centri specializzati. La verità è l’unica opzione possibile”.

Friday, 28 March 2008

Kristina, la piazza dei pochi e l'intolleranza di chi ha sempre ragione



Cristina rilancia. Cristina è dura, lo sanno tutti, e se lascia una porta aperta lo fa solo a patto che i "ruralistas" decidano prima di abbondonare lo sciopero giunto al sedicesimo giorno. Sa che una mossa del genere può spezzare un movimento che non è monolitico, un'agitazione fatta da più di cento blocchi stradali, da molte realtà. Così succede. Sono passato oggi a San Pedro, sulla strada per Rosario, a 200 km da Buenos Aires. Coda di tre chilometri per chi si dirige verso la capitale. forse domani o sabato il blocco viene tolto. A Gualeguaychiu, invece, provincia di Entre Rios vanno avanti ad oltranza. Ho letto in questi giorni diversi interventi su blog, uno su tutti quello di Tanoka (www.tanoka.net). Molti commenti sparsi qui e là si riferiscono ai protagonisti della protesta, i produttori e chi li appoggia nelle grandi città. E' vero, non sono i poveri-poverissimi della periferia ma non sono nemmeno gli aristocratici o perlomeno non solo quelli. Ho visto molta classe media, gente con famiglie nelle province ma non solo. Giovani che non hanno terreni da difendere, nè centinaia di capi di bestiame ma che non tollerano l'arroganza di un governo che aumenta le tasse e che poi manda gruppi di piqueteros a far sgomberare la piazza. E poi, mi chiedo, perché una Lacoste o una faccia abbronzata squalificano di per sè una protesta che muove centinaia di migliaia di persone in tutto il paese. Ai Kirchner piace lo scontro, chi non sta con loro è un nemico della patria, ogni mossa del governo, giusta o sbagliata che sia (e l'aumento di tale proporzione mi pare sbagliato) diventa un momento storico nella lotta contro la dignità di chi non ha nulla contro l'egoismo dei ricchi. Un nemico, sempre e comunque, da abbattere, questa è una delle linee guida del complesso mondo peronista. Mi ricorda qualcuno, nato palazzinaro ad Arcore, che vede comunisti da tutte le parti, che i giudici sono tutti cospiratori, che i precari meglio si cerchino un figlio ricco da sposare. Parallelismo odiosi mi direte ma tant'è...

Tuesday, 25 March 2008

L'Argentina senza carne?



Tredicesimo giorno di "sciopero del Campo" in Argentina. Il campo, inteso come le grande pianure agricole che forniscono la vera ricchezza al paese, protesta contro il ventilato aumento delle deduzioni fiscali sulle esportazioni, un business da centinaia di milioni di dollari per il governo Kirchner. Le casse pubbliche dell'Argentina reggono, appunto, grazie alla straordinaria mole di soia, carne, grano e altri prodotti dell'agrobusiness. Ma i produttori non ci stanno e fra un po' la bistecca ai ferri mancherà dalla tavole nazionali, Tragedia!

Tuesday, 11 March 2008

Las cosas que



Las miles y una palabra. Los diez, uno y quizas infinitos lados de la vida. Los cientos y mucho mas momentos que pasan. Aquel que queda. Las hojas tiradas antes de trazar una linea. Las palabras que pesan y que no tienen dudas, nunca. Las miradas que olvidamos, el gesto que no hacemos, el paso que no avanzamos. La osadia y el temor que se comen el tiempo. Los tiempos de revanchas y aquellos para el descanso. Los lapices, los pasteles, los colores que no entonan. Los vestidos demasiado largos y los tacos demasiado bajos. La risa que molesta, cuando no esta mas. Los abrazos invictos. Poder no pensar, creer a las creencias, la lectura curiosa de los horoscopos, la brujula que no se encuentra. Los viajes que no terminan, el ascensor que sube, las escaleras corriendo. La felicidad, que todo lo paga.

Thursday, 6 March 2008

Crisi rientrata ?

La crisi, lentamente, rientra. O almeno si spera. La OEA ha condannato l'azione chiaramente illegale del governo colombiano, Correa non ci sta, Chavez nemmeno, alla coppia si aggiunge il nicaraguense Daniel Ortega il quale, già che ci siamo, reclama per l'arcipleago di San Andres, paradiso turistico che Managua reclama da decenni. Seguiranno giorni di parole e accuse ma la tensione, con Uribe che non manda le truppe e i soldati venezuelani ed ecuadoriani a pattugliare la frontiera davanti ad un nemico che non c'è, deve scendere. Sconfitti? Le Farc prima di tutto: hanno perso lo strategico Reyes, sono stati scoperte le relazioni con Chavez, militarmente sono in difficoltà. Potranno liberare Ingrid Betanocurt per uscire dalle corde del ring o se la terranno stretta fino alla fine? Credo sia più probabile la prima ipotesi. Stiamo a vedere...

Sunday, 2 March 2008

Fuori Luogo



L'esercito colombiano uccide in un conflitto a fuoco Raul Reyes, la faccia mediatica delle Farc. Alvaro Uribe festeggia. Peccato che il giorno dopo si scopre che l'operazione militare è stata realizzata oltre il confine con l'Ecuador. Rafael Correa imbarazzato. Chavez fa la parte del leone e manda carrarmati alla frontiera con la Colombia minacciano addirittura una guerra se scopre che i soldati di Bogotà passano il confine. Un bel casino. Tre cose certe.
1) Le farc sono militarmente in difficoltà, perdono fronti di battaglia e uomini
2) Uribe fa il duro e questo gli giova in popolarità interna ma allontana le speranze di una pace, una tregua, un momento di riflessione, qualsiasi cosa che non sia guerra pura.
3) Ingrid Betancourt non verrà rilasciata, l'ostaggio più importante a questo punto è determinante per una guerriglia in ritirata

Tuesday, 19 February 2008

E adesso?

La notizia di oggi era nell'aria ma questo non toglie che sia un fatto storico. Tre quarti dei cubani non conoscono altro governo che quello di Castro. Fidel e Cuba sono stati per mezzo secolo una cosa sola e all'ombra del Lider Maximo si sono visti ben pochi movimenti, pure in quest'ultimo anno e mezzo di reggenza al fratello Raul. Successori? Raul, che molto probabilmente sarà confermato presidente a tutti gli effetti il prossimo 24 febbraio. Dietro di lui una mezza dozzina di nomi ma nessuno con la forza per imporsi sulla famiglia reale. La Casa Bianca si dice aperta a vedere il cambio, non voglio neanche immaginarmi la rabbia dei trepidanti esuli di Miami: hanno sperato nella morte tragica e nel disordine, si trovano di fronte alla più lenta, graduale e pacifica transizione. L'intelligenza di Fidel è fuori discussione e dubito che fino a quando sarà in vita, anche da illustre pensionato, l'isola possa prendere una direzione a lui contraria. E se fosse proprio lui, dietro le quinte e quindi senza la responsabilità della fine del regime, a guidare il cambio?

Good bye Fidel


Tuesday, 12 February 2008

Oaxaca, la repressione che "funziona".



Sono stato a Oaxaca, bellissima città messicana, che è stata l'anno scorso scenario della forte protesta popolare contro il governo secolare del PRI, il partito-stato da sempre al potere e forte di un potente apparato clientelare. Il governatore scelse la via della repressione, le immagini degli scontri nella bella piazza coloniale fecero il giro del mondo, un camaraman freelance statunitense perse la vita, i leader della APPO, l'assemblea popolare formata da sindacati, studenti, rappresentanti della comunità indigene furono messi in galera. Per la sinistra mondiale Oaxaca diventava un nuovo simbolo di lotta, un nuovo Chiapas, una nuova Genova. Molti ancora oggi sostengono che da quelle parti la miccia della ribellione antimperialista, contro la globalizzazione è ancora accessa. Sarebbe bello ma così non è. La repressione di Ulises, il famigerato governatore venne accompagnata da un bell'accordo con i docenti, la forza politica più importante dello Stato, da sempre vicini al governo locale. La città è stata militarizzata per un bel periodo e ancora oggi si vedono poliziotti circolare giorno e notte per le vie del centro su jeep scoperte. La gente del posto non ne vuole più sapere della protesta, anche perché per diversi mesi il turismo, principale fonte di lavoro per una delle regioni più povere del Messico, crollò. La APPO vive ancora ma la sua forza, anche nelle comunità indigene, è molto calata. Su Oaxaca ci sono interessi economici fortissimi, la sua costa pacifica è molto bella e diversi gruppi messicani e nordamericani hanno progetti ambiziosi, farla diventare la nuova riviera Maya. Puerto Escondido come Cancun, aeroporto internazionale, autostrada e palazzoni sulla spiaggia. Con beneplacito, ovviamente, del governo locale e federale. La repressione, da queste parti, ha vinto, c'è ben poco da sperare...