
PUBBLICATO SU "LA STAMPA"
Se non proprio divorzio c’è clima da separati in casa tra l’opinione pubblica argentina e la “presidenta” Cristina Kirchner. In appena sei mesi di mandato la popolarità della signora K, succeduta nel dicembre scorso al marito Nestor, è scesa notevolmente, erosa dal lungo conflitto ancora in corso con i produttori rurali e dai primi segnali in controtendenza rispetto alla ripresa economica degli ultimi anni. Tre diversi sondaggi pubblicati nell’ultima settimana dicono che solo un quarto degli argentini, quando a gennaio erano più della metà, giudica soddisfacente la sua gestione e più del 60% non approva la politica economica del governo. Saltato il tavolo di dialogo con l’esecutivo, gli agricoltori che protestano da due mesi contro l’aumento delle imposte sulle esportazioni di materie prime, terranno domani, giorno dell’anniversario dell’indipendenza, una grande manifestazione a Rosario assieme a dirigenti dell’opposizione. Quasi come fosse una partita a distanza fra le piazze, il governo celebrerà la ricorrenza nella città settentrionale di Salta. La linea dura della Kirchner, a tratti più accentuata di quella del marito Nestor, inizia a ripercuotersi negativamente, parallelamente alla polemica sull’inflazione galoppante. Una guerra non ideologica ma di numeri: secondo il governo l’indice non supera l’otto per cento annuo, per le società di ricerca private decolla invece oltre il 20-25% con impennate clamorose nei prezzi degli affitti e degli alimenti; agrumi, carne, verdure che raddoppiano nel giro di poche settimane. Stesso scenario sui dati relativi alla povertà, stimata intorno al 20% della popolazione dagli indici ufficiali, ben oltre il 30% secondo gli organismi indipendenti. Questa settimana è intervenuto anche il responsabile della Caritas Monsignor Casaretto, che coordina una rete di assistenza nelle “villas miserias”, le baraccopoli delle periferie urbani o rurali. “La nostra percezione – ha detto – è diversa da quella del governo. La povertà aumenta: la gente è tornata a far la coda nelle mense popolari, a chiedere cibo e coperte per l’inverno che si avvicina”. Per molti analisti il nodo centrale della crisi di consenso del “sistema K” è il braccio di ferro con le campagne, sfuggito decisamente di mano agli strateghi della casa Rosada. La Kirchner ha spiegato che l’aumento delle tasse sulle esportazioni agricole, che rappresentano il 20% delle entrate fiscali del governo, serve per equilibrare la ricchezza verso i settori più disagiati. Dopo l’ondata di blocchi stradali e manifestazioni che ha messo in ginocchio il paese, i dirigenti rurali hanno deciso una tregua di un mese per poter completare la raccolta della soia. Ora sono tornati. “L’opinione pubblica – spiega il sondaggista Alejandro Cattembergh – sente che il governo non riesce a risolvere i problemi reali del paese. L’intransigenza al dialogo viene percepita come un segnale di debolezza al punto che anche le città si solidarizzano con la protesta delle campagne. Dopo aver mostrato i denti, la presidente non riesce a sedurre con un’immagine più conciliante”. Altre fronte caldo è quello con la stampa. Insofferente verso alcuni editoriali particolarmente critici, il governo ha preso di mira il “Clarin”, maggior quotidiano nazionale, appoggiando di fatto una campagna a suon di manifesti per tutta Buenos Aires che accusavano il giornale di bugiardo. Le turbolenze politiche ripercuotono sul settore finanziario. Ad aprile le banche hanno aumentato del 5% i tassi di interesse su tutti i prestiti, le previsioni di crescita per il 2008 sono basse e si moltiplicano i rumori su una possibile fuga di capitali, scenario che rimanda al tracollo della fine del 2001. Panorama azzardato per il momento ma sul quale c’è sempre un certo timore referenziale. L’Argentina di oggi non gode certo del boom che registra il Brasile ma è sicuramente più stabile rispetto al passato, con 50 miliardi di dollari accumulati di riserve e una discreta collocazione di obbligazioni sui mercati internazionali, grazie soprattutto ai ripetuti acquisti del venezuelano Hugo Chavez, alleato di ferro dei Kirchner. L’ultima tranche, chiusa in gran segreto questa settimana per non incappare negli embarghi internazionali legati alla questione dei tango-bonds, è stata di un miliardo di dollari. Gli amici si vedono al momento del bisogno.
Sunday, 25 May 2008
AY CRISTINA...
Friday, 23 May 2008
Disneylandia - Arnaldo Antunes / Jorge Drexler
Hijo de inmigrantes rusos casado en Argentina con una pintora judía, se casa por segunda vez con una princesa africana en Méjico.
Música hindú contrabandeada por gitanos polacos se vuelve un éxito en el interior de Bolivia.
Cebras africanas y canguros australianos en el zoológico de Londres.
Momias egipcias y artefactos incas en el Museo de Nueva York.
Linternas japonesas y chicles americanos en los bazares coreanos de San Pablo.
Imágenes de un volcán en Filipinas salen en la red de televisión de Mozambique.
Armenios naturalizados en Chile buscan a sus familiares en Etiopía.
Casas prefabricadas canadienses hechas con madera colombiana.
Multinacionales japonesas instalan empresas en Hong-Kong y producen con materia prima brasilera para competir en el mercado americano.
Literatura griega adaptada para niños chinos de la Comunidad Europea.
Relojes suizos falsificados en Paraguay vendidos por camellos en el barrio mejicano de Los Ángeles.
Turista francesa fotografiada semidesnuda con su novio árabe en el barrio de Chueca.
Pilas americanas alimentan electrodomésticos ingleses en Nueva Guinea.
Gasolina árabe alimenta automóviles americanos en África del Sur.
Pizza italiana alimenta italianos en Italia.
Niños iraquíes huídos de la guerra no obtienen visa en el consulado americano de Egipto para entrar en Disneylandia.
Child of Russian immigrants who got married in Argentina to a Jewish painter, married for the second timeTo an African princess in Mexico.
Hindu music contrabanded by Polish gypsies is a hit in the interior of Bolivia.African zebras and Australian kangaroos in the London Zoo.
Egyptian mummies and Incan artifacts in a New York museum.
Japanese lanterns and American chewing gum in the Korean bazaars of São Paulo.
Images of a volcano in the Philippines are shown on a television network in Mozambique.
Naturalized Armenians in Chile look for relatives in Ethiopia.
Canadian pre-fabricated houses made with Colombian wood.
Japanese multinationals establish businesses in Hong Kong and manufacture with raw materials from Brazil to compete in the American market.
Greek literature adapted for Chinese children in the European community.
Swiss watches counterfeited in Paraguay sold by peddlers in a Mexican neighborhood of Los Angeles.
A French tourist photographed semi-nude with an Arab boyfriend in the Baixada Fluminese.
Italian films dubbed in English with Spanish subtitles in Turkish movie theatres.
American batteries feed English household appliances in New Guinea.
Arab gasoline feeds American cars in South Africa.
Italian pizza feeds Italians in Italy.
Iraqi children fleeing the war can’t get a visa at the American consulate in Egypt to get into Disneyland.
Clandestini ????????


Figlio di immigrati russi, sposato in Argentina con una pittrice ebrea
si sposa in seconde nozze con principessa africana in Messico.
Musica indù, passata di contrabbando da gitani polacchi
diventa un hit di successo nelle campagne boliviane.
Zebre africane e canguri australiani nello zoo di Londra.
Mummie egiziane e oggetti Inca nel Museo di New York.
Lanterne giapponesi e cicche americane nei bazar coreani di San Paolo.
Immagini del vulcano delle Filippine passano sugli schermi della televisione del Mozambico.
Armeni naturalizzati in Cile cercano famiglia in Etiopia.
Case prefabbricate canadesi fatte con legno colombiano.
Multinazionali giapponesi si installano in Hong Kong per produrre con materie
prime brasiliane e vogliono competere nel mercato americano.
Letteratura greca adattata per bambini cinesi che vivono nell'Unione Europea.
Orologi svizzeri falsificati in Paraguay, venduti da cammelli
nel quartiere messicano di Los Angeles.
Turista francese fotografata seminuda con il suo ragazzo arabo a Madrid.
Pile americane in elettrodomestici inglesi nella Nuova Guinea.
Benzina araba nelle auto americane in Sudafrica.
Pizza italiana che nutre italiani in Italia.
Bambini iracheni che scappano dalla guerra ma non ricevono il visto nel consolato americano
in Egitto per poter entrare a Disney World.
Arnaldo Antunes - Jorge Drexler.
Tuesday, 20 May 2008
Piove piove, sul nostro amore...
"Non piove". Ni una gota, nada, dia tras dia, levanta la persiana y se cruza con el mismo escenario. Sol, un sol alto, fuerte y fuera de temporada. La luz calida y impertinente, que se queda demasiado tiempo haciendo la felicidad de "grandi e piccini". Haria, si pudiese, una danza de la lluvia. O de la nieve, o de los rayos, ayy los rayos, como noche de verano al faro. Quiere que venga el frio para estar acovachado, para salir solo para el necesario ocio, para saborear la felicidad en una caja china. Si sigue asi - piensa con cara seria y ojos de nene enojado - preparo las maletas para el finis terrae. Tropicalismo, adieu !
Sunday, 18 May 2008
CAMPIONI !!!

Scudetto meritatissimo, il terzo consecutivo ma sicuramente il migliore. La squadra più sudamericana, più argentina, la mia squadra da sempre. Poi con il Milan fuori dalla Champions, c'è ancora più soddisfazione...
Monday, 12 May 2008
Scommesse forti


Nello stesso giorno Evo Morales e Hugo Chavez annunciano due decisioni forti. Il primo fissa la data del prossimo referendum revocatorio sul suo mandato e quello dei nove governatori boliviani, compresi quelli della parte orientale che vogliono autonomia in rotta con La Paz. Chavez, invece, annuncia tutto orgoglioso la nazionalizzazione di Sidor, impresa del gruppo italo-argentino Techint, che passo allo Stato socialista senza che sia stato trovato ancora un accordo sul compenso -indennizzo da pagare ai proprietari. I due presidenti scommettono forte, Venezuela e Bolivia, che pure sono paesi con storia e tradizioni distinte fra loro, hanno in comune una cosa; la spaccatura radicale fra chi sta con il governo e chi con l'opposizione. Non c'è dialogo, non c'è via di mezzo e la situazione sociale ed economica non va certo a gonfie vele. Qualcosa di simile sta accadendo in Argentina, dove i produttori rurali sono pronti ad una nuova offensiva contro la presidente Cristina Kirchner. Qualcosa di simile in Cile, con la destra pronta a far ogni possibile sgambetto a Michelle Bachelet. L'America Latina non è in subbuglio, ma segnali di forti crisi a venire non mancano. E l'economia, con la crisi per l'aumento anche qui dei prezzi delle materie prime, non promette nulla di buono...
Monday, 21 April 2008
O GANA PARAGUAY - Vince Fernando Lugo

Fernando Lugo ha vinto. Dieci punti di differenza sul Partido Colorado, che lascia il potere dopo 61 anni, 35 dei quali appoggiando e legittimando una sanguinaria dittatura. L'ex vescovo di San Pedro sorride, vince, promette una nuova epoca per un paese piccolo, famoso per la povertà strutturale e la corruzione dilagante. L'ho incontrato dieci giorni fa ad Asuncion, nel rush finale della campagna. Sandali da francescano, modi gentili, deciso ma pacifico, discorso sul palco duro ma con il tono rilassato e convincente di un sermone. Cocindenze: l'ex prelato, sospeso dal Vaticano vince mentre Papa Benedetto XVII abbozza un mea culpa negli Stati Uniti. La sua vittoria fa cadere il penultimo governo di centordestra del Sudamerica. Rimane il colombiano Uribe, fermo al comando.
Suerte al Paraguay !
Saturday, 19 April 2008
LE NUOVE SCHIAVE DEL PARAGUAY

Pubblicato su LA STAMPA
ASUNCION DEL PARAGUAY– Sabrina T. ha 24 anni, pochi soldi in tasca e due figli da mantenere quando una cugina di Asuncion le racconta coma fare per svoltare vita: un lavoro sicuro in Spagna come impiegata domestica, settecento euro più vitto e alloggio, quanto basta per mettere insieme, nel giro di un anno, il denaro sufficiente per tornare in Paraguay e iniziare un’attività in proprio. Spuntano due persone che hanno già pronto per lei il biglietto aereo per Madrid, una borsa con 500 euro per passare la dogana e il passaporto con il visto. A destinazione viene caricata su un auto e portata in un night club di bassa lega dove le spiegano che dovrà lavorare fino a cancellare il debito di tremila euro contratto per lei dai suoi “datori di lavoro”. Florencia L. ha appena 17 anni quando le viene presentato un’agenzia di lavoro interinale per un posto da cameriera in Argentina: caricata su un camion assieme ad altre sei ragazze, viene violentate lungo il cammino e “affittata“ in una mezza dozzina di locali notturni. “Mi sono sentita una stupida – confessa oggi – ancora adesso non riesco a capire come ci sono potuta cascare”. La tratta delle bianche è un fenomeno in forte crescita in Sudamerica, con epicentro nella zona della triplice frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay. Zona di confine tra la legge e il crimine, dove passano tra le sei e le diecimila donne all’anno. Una rete fatta da reclutatori, trasportatori, compratori e venditori, che ha spesso come destinazione finale l’Europa, Spagna, Italia Settentrionale, Svizzera, Grecia. “La cosa più sconvolgente - spiega Cynthia Bendlin, responsabile di un programma di prevenzione premiato l’anno scorso dal Dipartimento di Stato americano – è che la catena inizia spesso con un famigliare o una persona molto vicina alla vittima. Un cugino, uno zio, un fidanzato che si presenta con un volantino con l’annuncio un’offerta di lavoro ben retriuita all’estero”. La rotta tradizionale passa attraverso le province argentine di Missiones e Corrientes fino alla periferia di Buenos Aires dove avviene una seconda selezione; le ragazze dalla migliore presenza vengono mandate in Europa, le altre si smistano nella zona. Il Paraguay è il serbatoio maggiore. A volte i trafficanti organizzano delle messe in scena, finti concorsi di bellezza in hotel di lusso, casting per campagne pubblicitarie. Qualche anno fa la stampa locale ha smascherato un traffico di detenute del carcere femminile di Asuncion, vendute direttamente dal direttore del penitenziario. Nelle scuole vengono distribuiti depliant in stile fotoromanzo, la polizia ogni tanto organizza retate ma sembra impossibile controllare la tratta, specie nella zona di Ciudad del Este, capitale sudamericana del contrabbando, crocevia di traffici di ogni tipo.
L’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) cerca di sensibilizzare governi nazionali e locali . “Il Brasile – spiega Eugenio Ambrosi, direttore italiano della sede regionale – è l’unico paese della regione con una politica chiara e una legislazione adeguata. In Argentina è appena stata promulgata una legge sulla Tratta, in Uruguay, Paraguay e Cile mancano gli strumenti giuridici adeguati”. Polizia e inquirenti fanno distinzioni tra la vittima minorenne e quella maggiorenne: sono solleciti nel primo caso, pochissimo nel secondo, prendendo come pretesto che la donna potrebbe essere consenziente. Ma i fattori chiave sono la paura e la vergogna. “Le ragazze – spiega la Bendlin - vengono violentate e malmenate non appena rapite. Solo dopo subentra la tortura psicologica. I sequestratori le ricordano che sanno dove abitavano, le ripetono i nomi dei loro figli, le convincono che nessuno a casa crederà alla loro versione. Quando la polizia le libera poche prestano denuncia, le inchieste si arenano”. Nelle stanze del centro di recupero “Luna Nueva” una ventina di ex ragazze di strada imparano a cucire, ad usare il computer, a leggere e scrivere in spagnolo oltre al guaranì, la lingua indigena che si parla in tutto il Paraguay. Tutte minorenni, quasi tutte giovani madri. “Facciamo del nostro meglio - spiega la direttrice Raquel Bermudes- ma quando escono si trovano di nuovo con la mancanza cronica di lavoro, il rischio che finiscano di nuovo in strada o sequestrate all’estero è altissimo”. La “vita utile” di una ragazza finita nella tratta difficilmente supera i 30-35 anni. Alcune di loro continuano a lavorare per conto loro, altre vengono obbligate a fare da ”mule” portando droga in Europa. Ma ci sono casi di ragazze che vengono assoldate e tornano in Paraguay come reclutatici. Vittime che diventano complici in un circolo che non si spezza mai.
Sunday, 13 April 2008
Como no hay otro igual

Esta cerrado. No se mueve, no avanza no va atras. Es pura piedra para pensar. Camina sin mapa, busca direcciones pero el olvido es mas fuerte. Lo mas dificil es encontrarse, saber lo que da o lo que no, ser feliz no es cosa simple, pero complicado nada sera. El monte es un desafio, y lo es la calle, la plaza, las noches pasadas y las que vendra. Dificil entender y entenderse y asi, de pronto, mezcla los idiomas al azar, todo en uno, nadie en nada. La musica, el bar lleno, la gente que rie y la que no. Guitarra, bandoneon, mandolin, sonrisas, sonrisas y besos largos, abrazos y otra veces besos, con bolero, con flores, con condenas. "Siempre fuiste la razon....." canta ella. Noche tan obscura, ya no estas a mi lado - le dice. Y toma unas letras que pesan, palabras que quedan. Nostalgica ciudad, te has metido y no puedes salir, te vas y te cuesta volver...
Friday, 11 April 2008
Fernando Lugo, la speranza del Paraguay


PUBBLICATO SU "LA STAMPA"
Non ama alzare la voce Fernando Lugo: nemmeno nel piú infuocato dei comizi il “vecovo rosso”, definizione che non gli piace affatto, perde il tono deciso ma pausato acquisito nelle tante omelie di trent’anni di sacerdozio. Il monsignore che ha lasciato le vesti per gettarsi in un lunghissimo anno e mezzo di campagna sa di potercela fare; i sondaggi lo danno vicino alla presidenza del Paraguay, mettendo cosí fine all’egemonia di un partito-Stato che lo ha governato da 60 anni, con 35 anni di dittatura militare compresi. Dopo un anno a mezzo da laico, sandali da francescano e fresche camicie bianche di lino, ha preparato un nuovo pacchetto di slogan di campagna,“la Fede nel cambiamento”, “la voce del popolo è la voce di Dio”, che rimandano alla usa “altra” vita.
“Secondo la teologia cattolica uno resta sempre uomo di Chiesa. La politica in Paraguay ha perso da tempo i valori fondamentali, soffocata da una guerra sporca senza esclusioni di colpi. Ma la politica, in sè, è buona, Pio XII diceva che è l’espressione piú pura e sublime del servizio, dell’impegno, dell’amore. Vogliamo rivendicare questo, la ricerca del bene comune, un mezzo per restituire la dignitá al cittadino, cambiare questo paese che ha sofferto tanto”.
Era dai tempi della Teologia della Liberazione che non si vedevano sacerdoti impegnati attivamente in politica. C’è ancora spazio per le due cose ?
“Quando ho abbandonato le vesti ho ricevuto da Roma una sanzione canonica di sospensione del ministerio per potermi dedicare a pieno alla politica. Perfetto. Ho buone relazioni con la chiesa continentale, partecipo agli incontri che si fanno qui, amo questa Chiesa a cui ho dedicato 30 anni della mia vita e credo che la presenza di molti sacerdoti in zone difficili sia non solo utile ma a volte anche necessario”.
E’ un aiuto o uno svantaggio, per la sua carriera politica, l’essere stato vescovo e che tipo di reazione ha avuto dal Vaticano quando ha comunicato la sua decisione di lanciarsi per la presidenza ?
“La Chiesa è una delle poche istituzioni ancora credibili in questo paese. Io mi considero un uomo aperto a tutti i credi e movimenti sempre che si possa lavorare per migliorare la società. Benedetto XVII è un uomo fedele ai suoi principi, alle sue idee. È un pontificato diverso da Giovanni Paolo II, che punta molto sul rafforzamento della presenza della Chiesa, con una nuova evanglizzazione. Sono messaggi forti, che vanno rispettati”.
Lei parla di uno Stato mafioso, ci sono sospetti di brogli. Ha paura di non farcela, di arrivare ad un passo dalla vittoria ?
“La mafia non ha un volto visibile ma si vedono le copnseguenza dei suoi gesti, questo è un paese molto corrotto che è famoso ingiustamente nel mondo per la criminalitá, il record di corruzione, il contrabbando. La maggioparte della popolazione è brava gente, onesta ed eroica, che lavora e che sogna un’avvenire migliore. C’è un gruppo ristretto di individui che governa da sempre e che è il responsabile della situazione in cui siamo. Il problema non è il Partito Colorado in sé ma la struttura che lo controlla, i soggetti che l’hanno usurpato. Storicamente sono esistiti i brogli ma adesso la vedo difficile. Molta gente, anche dal partito Colorado, sta capendo che l’unica opzione possibile per cambiare il Paraguay è quella di votare contro questa la mafiosa e si unisce a noi”
Per certe sue posizioni è stato paragonato ad Hugo Chavez e ad Evo Morales, alla sinistra piú radicale del continente. Si sente un “vescovo rosso “?
“L’America Latina deve recuperare la parte piú pregiata della sua storia. I nostri grandi eroi dell’indipendenza sognavano con una continente integrato, giusto, libertario. Oggi, a duecento anni di distanza, ci sono nuovi stimoli per cercare questa integrazione in molti apsetti che sono essenziali per il futuro dei nostri paesi e che vanno al di lá delle questioni ideologiche: la lotta contro la povertá, l’alimentazione, la rete energetica”.
In campagna elettorale ha detto che se sarà presidente spingerà per rivedere l’accordo di sfruttamento della centrale energetica di Itaipú, per chiedere al Brasile una maggiore retribuzione a cambio dell’energia idrolettrica che usa per alimentare le regioni meridionali. Sarà un terreno di scontro con il vostro vicino piú importante ?
“Ho visto Lula ad inizio del mese. Gli ho spiegato che nel Mercosud esistono delle assimetrie molto forti e che per creare il miglior clima bisogna sapere eliminarle creare rapporti di forza piú giusti. Questa è una delle nostre bandiere di campagna. Non cerchiamo la rottura ma che ci venga riconosciuto in termini equitativi quello che diamo”
Nei suoi comizi si presenta spesso con dei bambini. Promette loro di lavorare affinché non siano costretti ad emigrare, come hanno fatto milioni di paraguaiani, alla ricerca di lavoro. Cosa le chiede la gente ?
“Non mentire, rispettare gli impegni presi, lavorare per il cambiamento reale del paese, formare un governo nuovo che rispecchi la pluralità della coalizione che abbiamo formato, che è formata da nove partiti e venti associazioni civili. Mi chiedono di andare avanti, che questa è davvero la volta buona”.
Sunday, 6 April 2008
MarIa Eugenia, giustizia a metà

PUBBLICATO SU "LA STAMPA"
Lo sguardo fisso in aula, dietro agli occhiali dalla montatura nera, l’abbraccio e il lungo applauso di una decina di compagni e delle nonne di Piazza di Maggio, la camminata a testa bassa fino al taxi, per scivolare via dall’assedio della stampa. Non commenta la sentenza ma è delusa Maria Eugenia Sampallo Barragan, prima figlia di desaparecidos a denunciare la coppia che per 25 anni ha fatto finta di essere sua madre e suo padre. Il Tribunale ha condannato Maria Gomez Pinto e Osvaldo Rivas rispettivamente a sette e otto anni di prigione, dieci anni per il capitano dell’esercito Enrique Berthier, che portò via la neonata dal campo di sterminio dove poche ore dopo i militari avrebbero ucciso la madre. Pene inferiori rispetto ai 25 anni che chiedeva non solo l’accusa ma anche il Pubblico Ministero durante un processo che ha commosso tutta l’Argentina. Maria Eugenia se ne va assieme agli altri “nietos”, i nipoti che come lei hanno scoperto negli ultimi anni la loro vera identità. “Non ci muove – aveva detto ad inizio della settimana in un incontro con la stampa– la sete di vendetta ma la fiducia nel concetto di giustizia, una giustizia che sappia fare il suo lavoro e per la quale abbiamo aspettato più di trent’anni”. Ha parlato poco ma i dettagli che ha raccontato in aula raccontano di un’infanzia e un’adolescenza fatta non solo di bugie ma anche di maltrattamenti, accuse, della sensazione di essere un’altra, di non appartenere ad un mondo in cui non si riconosceva e che, in fondo, non l’accettava. La svolta cinque anni fa, quando scopre con il test del Dna di essere figlia di Mirtha Barragan e Leonardo Ruben Sampallo, militanti comunisti, catturati nel 1978 e portati al Club Atletico, uno dei lager dell’esercito. Scopre di essere nata nell’ospedale militare, di esser stata data, forse a cambio di denaro, ai Rivas. “Non chiamateli mai – ha chiesto ai giornalisti – genitori adottivi. Una persona che ha rubato un bambino, che gli ha nascosto la sua vera identità, che lo ha maltrattato e umiliato più di quanto si possa pensare non può conoscere che cos’è l’amore di un padre o di una madre”. La sentenza è stata accolta con grande delusione dalle associazioni dei famigliari delle vittime. “A volte – ha confessato una delle Nonne – abbiamo la sensazione che non avanziamo. Hanno ricevuto la stessa condanna che riceve un ragazzino che ruba in un negozio con una pistola giocattolo in mano e fra poco tempo cammineranno di nuovo in mezzo a noi”. In aula c’è anche Victoria Donda, un'altra figlia di desaparecidos recuperata, che è stata recentemente eletta in Parlamento, dove ha presentato un pacchetto di disegni di legge per facilitare la ricerca degli altri 400 ragazzi che ancora oggi si pensa siano all’oscuro della loro vera identità. “Negli ultimi anni – spiega alla Stampa – le cose sono migliorate, sono caduti falsi miti come la tesi nazista di chi sosteneva che ci avevano sottratto alle nostre famiglie per poterci dare un’educazione migliore, ma c’è ancora molto da fare e questa sentenza ce lo dimostra chiaramente”. Maria Eugenia deciderà nei prossimi giorni se ricorrere in appello, chiedendo che il delitto di appropriazione di minori venga considerato come di lesa umanità. I suoi legali esigono che il capitano Rivas sia trasferito in un carcere comune e non nelle fin troppo accoglienti dipendenze militari. E’ pronta anche a collaborare alla campagna di sensibilizzazione guidata dalle “Abuelas” assieme al governo argentino. “Il clima non è facile” ammette la presidentessa dell’associazione Estela Carlotto, ricordando la sparizione un anno fa di un testimone importante in un processo contro militari e l’uccisione in carcere di un tenente della prefettura che avrebbe potuto fornire nomi e dati utili alle ricerche di nuovi casi. Eugenia, impegnata a costruire la sua nuova vita, sa che può diventare un esempio da seguire e non si tira certo indietro. “Non è il tempo delle lacrime – spiega – le nostre strade sono piene di lacrime, ma nemmeno della paura: chi sa qualcosa deve presentarsi a dichiarare, chi ha dei dubbi deve avvicinarsi ai centri specializzati. La verità è l’unica opzione possibile”.
Friday, 28 March 2008
Kristina, la piazza dei pochi e l'intolleranza di chi ha sempre ragione

Cristina rilancia. Cristina è dura, lo sanno tutti, e se lascia una porta aperta lo fa solo a patto che i "ruralistas" decidano prima di abbondonare lo sciopero giunto al sedicesimo giorno. Sa che una mossa del genere può spezzare un movimento che non è monolitico, un'agitazione fatta da più di cento blocchi stradali, da molte realtà. Così succede. Sono passato oggi a San Pedro, sulla strada per Rosario, a 200 km da Buenos Aires. Coda di tre chilometri per chi si dirige verso la capitale. forse domani o sabato il blocco viene tolto. A Gualeguaychiu, invece, provincia di Entre Rios vanno avanti ad oltranza. Ho letto in questi giorni diversi interventi su blog, uno su tutti quello di Tanoka (www.tanoka.net). Molti commenti sparsi qui e là si riferiscono ai protagonisti della protesta, i produttori e chi li appoggia nelle grandi città. E' vero, non sono i poveri-poverissimi della periferia ma non sono nemmeno gli aristocratici o perlomeno non solo quelli. Ho visto molta classe media, gente con famiglie nelle province ma non solo. Giovani che non hanno terreni da difendere, nè centinaia di capi di bestiame ma che non tollerano l'arroganza di un governo che aumenta le tasse e che poi manda gruppi di piqueteros a far sgomberare la piazza. E poi, mi chiedo, perché una Lacoste o una faccia abbronzata squalificano di per sè una protesta che muove centinaia di migliaia di persone in tutto il paese. Ai Kirchner piace lo scontro, chi non sta con loro è un nemico della patria, ogni mossa del governo, giusta o sbagliata che sia (e l'aumento di tale proporzione mi pare sbagliato) diventa un momento storico nella lotta contro la dignità di chi non ha nulla contro l'egoismo dei ricchi. Un nemico, sempre e comunque, da abbattere, questa è una delle linee guida del complesso mondo peronista. Mi ricorda qualcuno, nato palazzinaro ad Arcore, che vede comunisti da tutte le parti, che i giudici sono tutti cospiratori, che i precari meglio si cerchino un figlio ricco da sposare. Parallelismo odiosi mi direte ma tant'è...
Tuesday, 25 March 2008
L'Argentina senza carne?

Tredicesimo giorno di "sciopero del Campo" in Argentina. Il campo, inteso come le grande pianure agricole che forniscono la vera ricchezza al paese, protesta contro il ventilato aumento delle deduzioni fiscali sulle esportazioni, un business da centinaia di milioni di dollari per il governo Kirchner. Le casse pubbliche dell'Argentina reggono, appunto, grazie alla straordinaria mole di soia, carne, grano e altri prodotti dell'agrobusiness. Ma i produttori non ci stanno e fra un po' la bistecca ai ferri mancherà dalla tavole nazionali, Tragedia!
Tuesday, 11 March 2008
Las cosas que
Las miles y una palabra. Los diez, uno y quizas infinitos lados de la vida. Los cientos y mucho mas momentos que pasan. Aquel que queda. Las hojas tiradas antes de trazar una linea. Las palabras que pesan y que no tienen dudas, nunca. Las miradas que olvidamos, el gesto que no hacemos, el paso que no avanzamos. La osadia y el temor que se comen el tiempo. Los tiempos de revanchas y aquellos para el descanso. Los lapices, los pasteles, los colores que no entonan. Los vestidos demasiado largos y los tacos demasiado bajos. La risa que molesta, cuando no esta mas. Los abrazos invictos. Poder no pensar, creer a las creencias, la lectura curiosa de los horoscopos, la brujula que no se encuentra. Los viajes que no terminan, el ascensor que sube, las escaleras corriendo. La felicidad, que todo lo paga.
Thursday, 6 March 2008
Crisi rientrata ?
La crisi, lentamente, rientra. O almeno si spera. La OEA ha condannato l'azione chiaramente illegale del governo colombiano, Correa non ci sta, Chavez nemmeno, alla coppia si aggiunge il nicaraguense Daniel Ortega il quale, già che ci siamo, reclama per l'arcipleago di San Andres, paradiso turistico che Managua reclama da decenni. Seguiranno giorni di parole e accuse ma la tensione, con Uribe che non manda le truppe e i soldati venezuelani ed ecuadoriani a pattugliare la frontiera davanti ad un nemico che non c'è, deve scendere. Sconfitti? Le Farc prima di tutto: hanno perso lo strategico Reyes, sono stati scoperte le relazioni con Chavez, militarmente sono in difficoltà. Potranno liberare Ingrid Betanocurt per uscire dalle corde del ring o se la terranno stretta fino alla fine? Credo sia più probabile la prima ipotesi. Stiamo a vedere...
Sunday, 2 March 2008
Fuori Luogo

L'esercito colombiano uccide in un conflitto a fuoco Raul Reyes, la faccia mediatica delle Farc. Alvaro Uribe festeggia. Peccato che il giorno dopo si scopre che l'operazione militare è stata realizzata oltre il confine con l'Ecuador. Rafael Correa imbarazzato. Chavez fa la parte del leone e manda carrarmati alla frontiera con la Colombia minacciano addirittura una guerra se scopre che i soldati di Bogotà passano il confine. Un bel casino. Tre cose certe.
1) Le farc sono militarmente in difficoltà, perdono fronti di battaglia e uomini
2) Uribe fa il duro e questo gli giova in popolarità interna ma allontana le speranze di una pace, una tregua, un momento di riflessione, qualsiasi cosa che non sia guerra pura.
3) Ingrid Betancourt non verrà rilasciata, l'ostaggio più importante a questo punto è determinante per una guerriglia in ritirata
Tuesday, 19 February 2008
E adesso?
La notizia di oggi era nell'aria ma questo non toglie che sia un fatto storico. Tre quarti dei cubani non conoscono altro governo che quello di Castro. Fidel e Cuba sono stati per mezzo secolo una cosa sola e all'ombra del Lider Maximo si sono visti ben pochi movimenti, pure in quest'ultimo anno e mezzo di reggenza al fratello Raul. Successori? Raul, che molto probabilmente sarà confermato presidente a tutti gli effetti il prossimo 24 febbraio. Dietro di lui una mezza dozzina di nomi ma nessuno con la forza per imporsi sulla famiglia reale. La Casa Bianca si dice aperta a vedere il cambio, non voglio neanche immaginarmi la rabbia dei trepidanti esuli di Miami: hanno sperato nella morte tragica e nel disordine, si trovano di fronte alla più lenta, graduale e pacifica transizione. L'intelligenza di Fidel è fuori discussione e dubito che fino a quando sarà in vita, anche da illustre pensionato, l'isola possa prendere una direzione a lui contraria. E se fosse proprio lui, dietro le quinte e quindi senza la responsabilità della fine del regime, a guidare il cambio?
Tuesday, 12 February 2008
Oaxaca, la repressione che "funziona".
Sono stato a Oaxaca, bellissima città messicana, che è stata l'anno scorso scenario della forte protesta popolare contro il governo secolare del PRI, il partito-stato da sempre al potere e forte di un potente apparato clientelare. Il governatore scelse la via della repressione, le immagini degli scontri nella bella piazza coloniale fecero il giro del mondo, un camaraman freelance statunitense perse la vita, i leader della APPO, l'assemblea popolare formata da sindacati, studenti, rappresentanti della comunità indigene furono messi in galera. Per la sinistra mondiale Oaxaca diventava un nuovo simbolo di lotta, un nuovo Chiapas, una nuova Genova. Molti ancora oggi sostengono che da quelle parti la miccia della ribellione antimperialista, contro la globalizzazione è ancora accessa. Sarebbe bello ma così non è. La repressione di Ulises, il famigerato governatore venne accompagnata da un bell'accordo con i docenti, la forza politica più importante dello Stato, da sempre vicini al governo locale. La città è stata militarizzata per un bel periodo e ancora oggi si vedono poliziotti circolare giorno e notte per le vie del centro su jeep scoperte. La gente del posto non ne vuole più sapere della protesta, anche perché per diversi mesi il turismo, principale fonte di lavoro per una delle regioni più povere del Messico, crollò. La APPO vive ancora ma la sua forza, anche nelle comunità indigene, è molto calata. Su Oaxaca ci sono interessi economici fortissimi, la sua costa pacifica è molto bella e diversi gruppi messicani e nordamericani hanno progetti ambiziosi, farla diventare la nuova riviera Maya. Puerto Escondido come Cancun, aeroporto internazionale, autostrada e palazzoni sulla spiaggia. Con beneplacito, ovviamente, del governo locale e federale. La repressione, da queste parti, ha vinto, c'è ben poco da sperare...
Saturday, 9 February 2008
Vivamente consigliato

Da leggere tutto d'un fiato, un uomo solo tra la vita e la morte, con le domande che contano davvero.
Wednesday, 6 February 2008
Last Night I dreamt that somebody loved me

Caminaba a lado de los circuitos turisticos tradicionales. No le gustaba la muchedumbre pero le daba miedo entrar sola en la selva. Había dejado atrás una marca en la almohada, una sonrisa cansada, unos cuantos eventos a borde de piletas siempre llenas, siempre vacias. Caminaba en el medio de las ruinas intentando esquivar la foto y el sol, los monos y los escalones, las lenguas que se cruzan en una Babel fuera de tempo. Fuera de lugar. Le habian dicho languidez, se habia puesto a buscar en el diccionario, habia aprendido frases que no servían para el viajero frecuente, ni para el impaciente de lujo. El tiempo corria sin prisa y la grieta entre muros de siglos pasados la relajaban mas de cualquier calor de verano. Entrar en casa demasiado grandes no habia sido nunca su pasion favorita. Baja la escalera de madera, se acerca a la cascada, se recoge el pelo lisio y rubio y mira el agua. El agua la mira y tiene cara dulce y mano tendida. El dia no termina y siempre hay tiempo para dejar de estar solos.
Sunday, 3 February 2008
La frontiera infinita
REPORTAGE DA CITTÀ DEL MESSICO
PUBBLICATO SU "LA STAMPA"
Edwin Garcia è partito alla vigilia di Natale da Chocon, un villaggio sperduto nella campagna dell’Honduras, ha attraversato tre frontiere, è passato in barca su un fiume, ha camminato per tre giorni senza fermarsi nella selva del Chiapas ed è stato assaltato da una banda di delinquenti prima e dalla polizia messicana poi. » stanco ma tutto sommato sta bene, anche se non riesce a togliersi di dosso l’immagine dei due ragazzini caduti dal treno e rimasti agonizzanti e mutilati sulle rotaie qualche centinaia di chilometri più a sud, nei pressi di Veracruz. Ora non gli resta che aspettare il momento buono per salire su un treno merci diretto a Nord, dove tenter‡ la traversata nel deserto per passare oltre confine. Il suo viaggio può fermarsi in qualsiasi momento, basta un’incertezza e la “migra”, la polizia migratoria, entra in azione. “Sapevo che era un percorso rischioso ma non ho alternative. In Honduras lottiamo contro due piaghe, la povert‡ e la delinquenza organizzata delle maras, le bande di giovani che ti uccidono senza alcun pretesto. Negli Stati Uniti posso trovare un lavoro pagato dieci volte meglio che nel mio paese, vivere meglio e mandare soldi alla mia famiglia”. Ha ancora qualche spicciolo con sè e un foglietto con un numero di telefono, quello di suo cugino che lavora in una coltivazione in Texas ed Ë pronto a andarlo a prendere appena riesce a passare il confine. A Ecapetec, snodo ferroviario di treni merci nella periferia di Citt‡ del Messico, passano ogni giorno centinaia di emigrati centro-americani. Partono soli o in gruppo, si affidano spesso ai “polleros” o “coyotes”, le guide che chiedono fino a 6.000 dollari per portarti fino al deserto. Fanno avanti e indietro ogni tre settimane con il loro carico di persone, viaggiano armati e hanno i contatti giusti nei punti strategici, sui treni, nelle stazioni, ai posti di polizia, dove con una bustarella si chiude volentieri un occhio. I grandi cartelli della droga, Juarez, Tijuana, Sonora, controllano parte del business. L’et‡ media degli emigranti Ë fra i 20 i 40 anni, poche le donne, che corrono il rischio di essere intercettate dai trafficanti di persone e finire nei bordelli nella regione di Taumalipas o sulla costa atlantica. Il Messico li caccia: il governo di Felipe Calderon ha accolto la richiesta di mano dura arrivata da Washington sperando di ricevere in cambio un trattamento pi_ benevole per i propri emigrati illegali, che restano comunque la grande maggioranza rispetto a tutti quelli che ogni anno riescono ad entrare negli Stati Uniti. “La Frontiera Sud del Messico – spiega Isabel Varicat, un’avvocata e documentarista spagnola che lavora per un centro d’appoggio ai rifugiati - si Ë trasformata nell’altra frontiera, strategicamente molto importante perchÈ Ë quella da dove passano tutti i non messicani che cercano di entrare negli USA. Centro e sudamericani ma anche cinesi, asiatici, africani che passano attraverso il Belize. E’ una specie di guerra fra poveri, le autorit‡ messicane spingono chi viene da sud e cosÏ via. Da qualche tempo anche il Guatemala sta facendo lo stesso: in questo modo la frontiera si sposta e ogni paese diventa terra di transito”. La linea dura contro l’immigrazione illegale varata dall’amministrazione Bush, il cui gesto pi_ eclatante Ë stato l’avvio della costruzione del muro lungo i 3.200 chilometri di confine si fa strada. Dal 15 gennaio l’Arizona ha varato una legge che obbliga i datori di lavoro a denunciare i dipendenti irregolari. Altri stati stanno imponendo controlli pi_ severi sui conti correnti, i mutui per la casa, i permessi di guida. Ma il flusso non diminuisce. Secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale il Messico rimane il paese al mondo con il maggior numero di emigrati, seguito da Russia, India e Cina, ed Ë al terzo posto, dopo India e Cina tra quelli che ricevono le rimesse, per un totale stimato in 25 miliardi di dollari all’anno, la terza entrata del paese dopo il petrolio e gli investimenti stranieri. “Per il Messico – spiega Juan Artona, direttore dell’ufficio locale della OIM, l’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni – questo esodo rappresenta una valvola di sfogo decisiva per mantenere una certa stabilità economica. Senza le rimesse la povert‡ sarebbe molto più alta. Le autorità si sono rese conto che questo è diventato un paese che attira emigranti, un grande corridoio dove passano le persone che non riescono ad entrare legalmente negli Stati Uniti. Da lÏ la richiesta di visto obbligatorio per i paesi vicini, i centri di detenzione, la rete di autobus per le deportazioni di irregolari”. La frontiera che si sposta crea per il governo messicano anche dei problemi diplomatici. Visto l’aumento considerevole di brasiliani arrestati dalla Border Patrol statunitense mentre cercavano di passare il confine, il Messico ha imposto loro l’obbligatoriet‡ del visto, causando la profonda irritazione da parte del governo di Lula da Silva. “A volte –spiega Guillermo Garcia Espinosa del quotidiano La Jornada, ex corrispondente dagli Stati Uniti – si ha l’impressione che il governo messicano obbedisca a degli ordini, senza preoccuparsi delle relazioni con gli altri paesi latino-americani. Non si questiona, e meno in un anno elettorale come questo, se determinata politica sia giusta o meno, la si applica e basta”. Cresce nel frattempo il numero di morti nel deserto, oltre cinquecento l’anno scorso; per disidratazione o perchè ucciso da qualche guida che perde le staffe. Ma le ong messicane denunciano che sono molto di più li emigranti che muoiono durante il lungo viaggio al Nord, investiti di notte dal treno, affogati nei fiumi da attraversare, intercettati da banditi durante il cammino. Morti anonime, a migliaia di chilometri dal sogno americano.
Thursday, 24 January 2008
Pobre Mexico, tan lejos de Dios y tan cerca de Estados Unidos...
MIGRANTES. SABATO 26 GENNAIO ALLE 18.30. SKY TG24.
Il Messico diventa una grande frontiera, l'anticamera degli Stati Uniti e tratta i migranti clandestini del centro e sudamerica con la stessa moneta con la quale vengono trattati i messicani nel vicino del Nord. Storie di emigranti nello speciale che andrà in onda sabato 26 gennaio a JET LAG, Skytg24, 18.30. Chi vi scrive, nel frattempo, continua il viaggio a Sud, Oaxaca e Chiapas, tra mayas, cabezas olmecas e il meritato riposo tra Pacifico e Caribe.A presto...
Monday, 14 January 2008
Lieto Fine

Dopo tre anni Clara Rojas abbraccia suo figlio Emmanuel. Possiamo discutere per intere settimane sul ruolo di Chavez e su quello di Uribe, sul fatto che le Farc da ormai troppi anni non si muovono più per ideologia, sul narcotraffico, sui sequestri, sui paramilitari amici del governo colombiano, sugli ostaggi di serie A e quelli dimenticati di serie B, sulla definizione da dare ai guerriglieri (terroristi, parte belligerante, delinquenza organizzata). Polemiche infinite inondano in questi giorni i blog "latino-americanisti". Ma una sola cosa è certa: grazie, soprattutto, alla mediazione venezuelana, Clara ed Emmanuel tornano insieme. Questo abbraccio è motivo di speranza per centinaia di famigliari. La Colombia, credetemi, è un paese bellissimo e la sua gente ha un calore umano straordinario: la pace lontana, forse impossibile, si costruisce con questi piccoli, grandissimi, passi.
El cuento de Victor y Vale
No era el primero, ni el último aviso de una larga serie que no quería terminar. Eran carteles perdidos en la ruta, pequeñas manchas que no podian despertar la conciencia de los ineptos. La guerra habia terminado pero nadie podia decirse ganador. El museo exibía el último cuadro de la colección, la última pieza que no habia caído en la noche de los milagros. Cuando termina la batalla el perro ama su amo y el hombre pierde el amor para la vida. Esta noche la pelicula no tenía final. Se fue sólo, dejando algo sobre la cama, un abrigo colgando de la pared. Clavo mata clavo y esta historia no tiene final.
Friday, 11 January 2008
Libere !

Libere, alla fine libere grazie alla mediazione di Hugo Chavez. Dopo la grottesca messa in scena di capodanno il comandante bolivariano riesce a dirigere un'operazione più semplice e più efficace e porta a casa Clara Rojas e Consuelo Perdomo. Forte la testimonianza di Clara, ai microfoni di Radio Caracol (http://www.caracol.com.co/noticias/531460.asp). Confessa di non avere notizie di Ingrid Betancourt da tre anni, racconta dettagli del parto nella selva per dare alla luce il piccolo Emmanuel, che gli viene portato via quando ha appena otto mesi. Forte anche l'immagine dei famigliari di Consuelo che all'aeroporto si presentano con una maglietta bianca. "Libertad a todos los secuestrados ya", libertà subito per tutti i sequestrati. I guerriglieri delle Farc non sono dei santi ma un gesto l'hanno fatto ed è di quelli che pesano. Potrà Uribe sedersi a negoziare con loro ? Il dramma colombiano, ieri, ha conosciuto uno spiraglio di luce. Del domani non v'è certezza...
Monday, 31 December 2007
TERRA SANTA, UNA GERUSALEMME SUL RIO DELLA PLATA


PARCO TEMATICO SULLA VITA DI GESU' A BUENOS AIRES. REPORTAGE PUBBLICATO SU "LA STAMPA"
La visita guidata inizia con un Cristo gigante alto nove metri, che si erge ogni mezz’ora dal monte Sinai con gli altoparlanti a diffondere l’Alleluia di Beethoven. Benvenuti a “Tierra Santa”, il megaparco tematico dedicato alla vita di Gesù, a dieci minuti dal centro di Buenos Aires. Siamo di fronte al Rio della Plata, a meno di un chilometro dalle piste dell’aeroporto metropolitano, con gli aerei che passano ogni cinque minuti e quasi lambiscono la Gerusalemme ricostruita su un’area di cinquantamila metri quadrati. Stradine e case di pietra, il Muro del Pianto, il mercato delle spezie, grotte e templi romani. Lo speaker ufficiale, vestito d’epoca e con megafono in mano, avvisa. “State per entrare nella città che vide nascere, vivere e morire il Nostro Signore. Qui incontrerete la presenza delle distinte fedi che hanno saputo convivere per molti anni. Potete visitare il parco assieme alle nostre guide o farlo da soli. Il percorso dura tre ore, fate attenzione agli orari degli spettacoli”. I cancelli aprono alle cinque del pomeriggio, i gruppi vengono scaglionati di cento in cento. Al botteghino spiegano che nei giorni di massima affluenza, come durante le feste di Pasqua, entrano più di seimila persone. Dal 1999 ad oggi sono passati quasi tre milioni di visitatori. Un bel business della fede. “Abbiamo il nostro guadagno, inutile negarlo – spiega la direttrice Maria Ferro - ma la nostra è una proposta profondamente culturale e religiosa. La gente che viene a visitarci rimane affascinata perché è come se facesse un salto indietro di 2000 anni. Si viene per capire l’essenza stessa del cristianesimo ma non solo. Qui c’è la moschea, la sinagoga, il tempio ortodosso, l’idea è quella di dare un messaggio ecumenico e di pace. Quando l’abbiamo inaugurato è venuto un rabbino, un iman e un rappresentante della Curia. E’ un parco religioso, aperto a tutti”. I turisti sono quelli di qualsiasi Gardaland o EuroDisney, zainetto in spalle, telecamera e macchina fotografica pronta all’uso ma meno rumorosi e a tratti contemplativi. Molti brasiliani, cileni, statunitensi, europei ma anche parecchie famiglie argentine con prole, visto che da queste parti è già iniziata l’estate. Girano tra gladiatori e vestali, si fanno fotografare a lato delle statue dei profeti o nelle grotte di Betlemme, si mettono in coda per le funzioni programmate: la natività, l’ultima cena, la resurrezione, la creazione. Al Muro del Pianto si può infilare un messaggio che, avvisa un cartello, verrà portato poi nel muro originale. C’è anche l’omaggio a Martin Lutero, chi sa mai non ci sia qualche protestante, e gli spettacoli di danza araba, ucraniana, greca ortodossa ed armena. I ballerini sono tutti di Buenos Aires, città a maggioranza cattolica dove convive però la più grossa collettività ebraica latino-americana e importanti gruppi di mussulmani, armeni, protestanti. Il segreto del successo del parco, anche tra il pubblico locale, sta anche in questo melting-pot. Le guide sono giovani studenti di teologia selezionati dalla Curia locale. Vestiti da francescani, lavorano nel fine settimana dando vere e proprie lezioni di catechismo a gruppi fino a duecento persone. “Ti fanno domande di ogni tipo - confessa Mario Cuello, aspirante sacerdote “esperto” nella tappa del Calvario e della Resurrezione - a volte cercano pure di metterti in difficoltà, ma in generale c’è profondo rispetto. Per me è un’esperienza straordinaria perché posso trasmettere quello che apprendo e far capire al pubblico l’opera di Gesù”. I più entusiasti tra il pubblico ? “I Brasiliani e i messicani, a seguire tutti gli altri”. La giornata si conclude nella piazza centrale. Lo spettacolo allestito nei giorni di Natale è destinato ai bambini che vengono chiamati a partecipare al presepio e poi a ballare in circolo per festeggiare la nascita di Gesù. Subito dopo, i ristoranti tipici sono pronti a servire la cena a menu fisso: il kebab allo spiedo, il falafel, il tabulèe, le aringhe marinate e i deliziosi dolci armeni. Si riempiono tutti, fino alla chiusura: le luci della mini-Gerusalemme del Rio della Plata si spengono a mezzanotte.
Saturday, 29 December 2007
Un Ojo Rojo.
Al principio era un puntito. Una mancha minuscola que se hace, de a poco, mas grande. En meno de un dia el ojo se habia vuelto color fuego y le picaba al punto da tener que atarse las manos para no tocarlo. No sabia cuanto iba a durar, habia cosas que empiezan y terminan pronto y otras que no terminan nunca. Queria saludar al viejo y abrirse de corazon al nuevo. Faltaban pocos dias, tres, dos uno solo. No queria perderse las fiestas, no queria estar de noche despierto. Todo, con un solo ojo, le quedaba mas grande. La cama, el cuarto, la vista, el tiempo. Todo se movia con el lento moverse del ocio que no se llena. Sabia, sin embargo, que estar parado, a esa altura del partido, era la peor eleccion. Sabia tambien que caminando se juntan los cabos, que no fuimos pa' caer en donde no hay cabida. En la vispera del nuevo, el melodrama no tiene lugar y siempre hay fuerza para abrir la ventana...
Friday, 28 December 2007
Conto alla rovescia

Domani è il D-Day. Arrivati i "garanti internazionali", tra di loro anche l'ex presidente argentino Nestor Kirchner di spalle con Chavez nella foto, messo lo stemma della Croce Rossa Internazionale sugli aerei venezuelani (condizioni imposta dalla Colombia per non violare la Costituzione) i famigliari che attendono a Caracas, Villavicencio in stato di massima allerta. L'Operazione Trasparenza deve andare bene ma tutto deve essere pensato nei minimi dettagli. Clara, il piccolo Emanuel, la deputata Consuelo Gonzalez vogliono dormire l'ultima notte nella selva...

